How to calculate percentages in Excel

dicembre 28th, 2017





Many people land on my institutional site by looking for percentage calculation with Excel. And their needs, as resulting from their search keys, are rather simple to satisfy.
Therefore, I try to collect here some examples related the most common requests.
For each example, I propose a screenshot (public domain pictures, made by myself): the formula is highlighted in the formula bar.
Example 0 – (quickly, for those who really do not mean to think about it) should I want to calculate a given percentage of an amount, I can simply write a formula that multiplies the amount by the percentage. For instance I want to know the 19% of 2500, I set the cursor on a cell and write =2500*19% (or =2500*19/100; or simply =2500*19 and then I format the cell using the predefined percentage format)
Example 1 – I know the price of a product and I know that a certain discount has been applied (in the example: 15%): how much is the discount?

Example 2 – I know the price of a product and I know that I will benefit from a certain discount (in the example: 15%): how much will I spend?

Example 3 – I know the sale price of a product and I know its original retail price: what discount has been applied?

Example 4 – I know the cost of a product and I want to increase it by a certain percentage (in the example: 15%): what will be the final price?

Example 5 – I correctly answered a certain number of questions on a test (27 out of 40): how can I express this result as a percentage score?

Example 6 – How to deduct tax from a price which includes tax: I know the price of a product (gross price) and I know that a certain tax has been applied (in the example: 15%): how much is the price before tax (net price)?

Example 7 – political elections, four parties got valid votes, I know their votes and the total of valid votes, how do I calculate the percentage of each party? [in this case I have not multiplied by 100, the cell format did the dirty work; note the $ sign, to allow to copy and paste the formula]

P.S.: when I say Excel, I mean Calc as well; and also those bizarre versions of Excel that I regularly find within the log files of my sites, and which are used as search keys, such as Exel, Exell, Exelle, Excell, Excelle, Exelles, Excelles, …

il 18 meglio del 17

dicembre 28th, 2017

Come qualunque matricola sa, il 18 è ben meglio del 17. Amen

Istituzioni di tecnologia didattica

dicembre 20th, 2017

Marco Lazzari, Istituzioni di tecnologia didattica, Studium, Roma, 2017, ISBN 978-88-382-4577-0


Per riassumere in una battuta l’argomento di questo libro, si può dire che riflette sull’uso degli strumenti digitali al servizio dell’agire didattico.
Negli ultimi anni le scuole sono state coì invase dai dispositivi informatici, in maniera a volte indipendente dalla riflessione pedagogica sull’impatto della digitalizzazione nei processi di insegnamento e apprendimento.
Istituzioni di tecnologia didattica, di Marrco Lazzari - copertinaRiflessione che pure ha dato fin qui risultati da non trascurare: negli stessi anni il panorama letterario nazionale si è popolato di varie e profonde discussioni sull’uso delle cosiddette tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei contesti educativi (TIC).
Ma cosa sono le TIC? In questo volume il termine tecnologia è inteso come il discorrere e ragionare intorno ai prodotti e ai processi messi a disposizione dalla ricerca e dall’industria digitale. E con l’espressione tecnologia didattica si intende il ragionare intorno agli strumenti informatici, ai sistemi di trattamento automatico delle informazioni, ai metodi e alle procedure che possono essere usati in contesti strutturati di insegnamento e nei momenti specificamente destinati all’apprendimento.
Nel testo ci si chiede dunque come la razionalità tecnica consente di individuare gli strumenti e le procedure più adatti a raggiungere nell’agire didattico efficacia ed efficienza, ma anche verità e bontà, e come i contesti educativi devono attrezzarsi per sfruttare in modo adeguato le potenzialità del digitale.
I singoli capitoli affrontano e discutono specifici strumenti e sistemi di elaborazione, ma il punto di vista non è quello dello specialista informatico, quanto piuttosto quello di chi si chiede quali dispositivi possano es-sere più utili per una proficua integrazione in un progetto formativo.
Il discorso non è guidato da una tassonomia di di-spositivi. Piuttosto, vengono individuati tre poli di aggregazione del ragionamento nelle parole chiave miniaturizzazione, multimedialità e reticolarità. A partire da queste tre parole chiave si individuano di volta in volta i dispositivi, i sistemi, i metodi e le procedure che possono avere un interesse in relazione ai processi di insegnamento e apprendimento. O per i quali, soprattutto nella sezione sulle reti, la scuola può giocare un ruolo nell’educazione all’uso consapevole dentro e soprattutto fuori dalle mura scolastiche.
A coronamento del discorso, viene aggiunta una quarta parola chiave, che compendia le precedenti e ne dipende: l’inclusività. E il testo si occupa di come l’informatica può rendere più inclusive le nostre scuole.
Per ognuno degli argomenti si propongono e discutono le evidenze delle ricerche in merito all’efficacia, alla significatività e alla sostenibilità degli interventi e si cerca di capire quali opportunità (e talvolta quali rischi) ne possono derivare.


Il libro sul sito dell’Editore


Gli incipit dei capitoli su ResearchGate.


Marco Lazzari è Prorettore all’orientamento dell’Università degli Studi di Bergamo, dove insegna Didattica e Tecnologie didattiche. Nelle sue ricerche si è occupato di intelligenza artificiale, reti neurali, comunicazione persona – calcolatore, Web 2.0, tecnologie inclusive.

Devo ammettere

settembre 30th, 2017

Chi fu il primo che usò l’orrendo “devo ammettere che X” per dire “X”?!
Perché dire “però devo ammettere che mi sarebbe piaciuto” e non “però mi sarebbe piaciuto”?
Un “devo ammettere che mi sarebbe piaciuto” va bene conversando con le amiche, per dire “guarda, se proprio proprio insisti, allora sì, lo ammetto, mi sarebbe piaciuto, ma non mi si filava proprio e così l’ho lasciato perdere”.
Ormai “devo ammettere” (che a me suona tanto come una sovrana concessione) viene usato per arrotondare la frase. Con esiti paradossali: “devo ammettere che Cristiano Ronaldo è forte” – ah, bene, allora informiamo la Gazzetta che adesso l’hai finalmente ammesso anche tu; “devo ammettere che Rihanna è una bella gnocca” – ah, aspetta che la chiamo e la informo che l’hai sdoganata, sarà felice; “devo ammettere che ‘Il nome della rosa’ è un libro avvincente” – ah, ok, e ammetti anche che Eco scrive meglio di te o non arrivi a tanto?
Devo ammettere che mah!
Il nome della rosa, di Umberto Eco, copertina

La scuola che va a rotoli

gennaio 16th, 2017

Appena visto in un’ala nuova di una scuola di antica tradizione.

Ormai è così noto che nelle scuole italiane non ci sono i soldi per comperare la carta igienica, che chi progetta nuovi ambienti scolastici non prevede neppure il porta-rotolo.

Bagno di scuola

Sono Infolet, figlio di DOS

settembre 22nd, 2016

E così dopo quattordici anni abbiamo fatto l’utimo appello di informatiche varie nel laboratorio di Caniana: da gennaio dovremmo spostarci nel nuovo laboratorio di Pignolo.

Quattordici anni, quanti esami? Decine di migliaia, tutti gli studenti di Lingue, Lettere, Scienze della comunicazione, Scienze dell’educazione e Psicologia sono passati di lì.

Ne abbiamo viste di cotte e di crude. Ricordo quelli che pigiavano sul pulsante on/off del pc perché lo schermo era tutto nero e così lo spegnevano, dato che era nero di screen saver; quella studentessa con la sveglia da comodino sul banco per sapere quanto mancava alla consegna; quello in ultima fila che si lamentava per la lunghezza del compito, e poi scoprivi che invece di fare un esercizio di Word e uno di Excel si era già sparato tre esercizi di Word, di quelli preparati per limitare le copiature dai vicini di banco; quella che “e adesso come faccio a consegnare i compiti?”, “come consegnare i compiti, che hai già spento il pc!”, “ma l’ha detto lei che dovevamo sbrigarci a spegnere”, “sì, ma prima dovevi consegnare” (e i file stavano sul desktop, che con spegni e riaccendi veniva pulito).

E come non ricordare la studentessa che aveva dimenticato i contraccettivi orali sul banco (pur di passare questo esame, sono pronta a tutto).

L’ultimo appello ci ha lasciato una perla. Per consegnare gli esercizi, si usa Infolet, una procedura vecchia di quattordici anni, appunto, che preleva i file dal desktop e li invia in centro di calcolo. Una procedura d’altri tempi, che apre un prompt DOS, propone domande all’utente e richiede risposte da tastiera.

Come prima cosa chiede se si è chiuso Office:

Office è stato chiuso correttamente [rispondere S o N e premere INVIO]:

La perla dell’ultima ora è:

Office è stato chiuso correttamente [rispondere S o N e premere INVIO]: SON

 

 

Sei in tesi se

agosto 26th, 2016

Sei in tesi se…

… pensi “più”, ma scrivi “maggiormente”

… pensi “poi”, ma scrivi “successivamente”

… pensi “usa”, ma scrivi “utilizza”

… pensi “che”, ma scrivi “la quale”

… pensi “è importante”, ma scrivi “acquisisce importanza”

… pensi “questo processo”, ma scrivi “tale processo” (a morte quel tale!)

… pensi “questo processo”, ma scrivi “detto processo”

… e improvvisamente è tutto un gerundio (et quod temptabam dicere gerundium erat).

Sei in tesi se… il presente lavoro.

#seiintesise #abusodelgerundio #scritturaseriosa