Archive for the ‘Adolescenti’ Category

I social nella dinamica adolescenti – adulti

giovedì, febbraio 18th, 2016

Riprendiamo il discorso su adolescenti e social networks cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Oggi parliamo di come è cambiata nel tempo la dinamica adolescenti – adulti rispetto all’uso dei dispositivi telematici

Negli anni scorsi si rilevava come le moderne tecnologie comunicative acuissero la distanza tra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti, portando gli uni a escludere gli altri dalla propria esperienza ([1]). Tecnologie che allontanavano, più che avvicinare.

Nel giro di pochi anni le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si sono diffuse in tutte le generazioni: WhatsApp è diventato lo strumento elettivo per comunicare con i genitori, più di 3 ragazzi delle superiori su 4 lo usano per questo scopo, il 16.8% lo fa più volte al giorno, contro il 13.3% che ricorre alla classica telefonata.

Nella tabella qui sotto riportiamo i dati completi rilevati dalla nostra indagine in relazione alla domanda sulla frequenza d’uso di vari servizi di comunicazione tra i ragazzi interpellati e i genitori.

Parlando al telefono Con SMS Con servizi di messaggistica come WhatsApp Con social networks Con e-mail
Mai 1.7 11.3 23.6 79.5

82.9

Raramente

18.5

21.9 11.4 12.7

11.4

Più volte al mese

12.3

15.4 9.0 1.9

3.1

Più volte alla settimana

28.1

23.7 20.4 2.7

1.6

Tutti i giorni (o quasi)

26.1

18.2 18.8 1.7

0.8

Più volte al giorno

13.3

9.4 16.8 1.4

0.2

Frequenza d’uso dichiarata per alcuni servizi telematici nella comunicazione con i genitori (studenti delle superiori; dati percentuali)

La diffusione degli strumenti telematici tra gli adulti può far pensare che la famiglia possa oggi assumere un ruolo diverso rispetto all’educazione digitale dei figli, con più presenza e meno delega. Si può sperare in una sinergia tra figli e genitori, in una co-costruzione di competenze che andrebbe addirittura oltre l’effetto di “trascinamento al digitale” delle famiglie da parte dei ragazzi ([2]).

L’esplosione di WhatsApp di questi anni è stata accompagnata dalla crescita di Instagram, che piace molto agli studenti delle scuole medie, e dal calo di Facebook, che negli anni ha subito un riposizionamento. Ne parleremo nel prossimo post.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Ferri, P. (2011). Nativi digitali. Milano: Bruno Mondadori.

L’immagine dei social nei media italiani

giovedì, febbraio 11th, 2016

Riprendiamo il discorso su adolescenti e social networks cominciato nel post precedente.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Dicevamo allora dello scollamento tra l’immagine dei social data dai media e le evidenze delle nostre tre ricerche condotte tra il 2008 e il 2015 ([1], [2], [3]).

Era successo nelle indagini passate con i casi di Netlog, SecondLife e MySpace, è capitato quest’anno nel rilevare l’inconsistenza dell’uso di Periscope, che pure nelle settimane nelle quali si svolgeva la nostra indagine era pompato dalla stampa.

Ritaglio della copertina di Virtuale e/è realeUna considerazione simile può farsi in relazione a Twitter, che è certamente uno strumento di grande successo in altre comunità anche ampie di utenti di Rete (a cominciare da quella dei giornalisti), ma non è particolarmente adeguato a usi e costumi degli adolescenti, se non per una fruizione gregaria di sequela di qualche celebrità.

Un terzo elemento di scollamento del mondo dei media rispetto alla realtà ci pare legato alla diffusione di Facebook, che da qualche tempo per i media è ciclicamente dato come in declino (salvo rilevare, come accaduto il 24 agosto 2015, il superamento della soglia del miliardo di utenti connessi in un solo giorno). Ne è un esempio una notizia diffusa da un’ANSA del 14 ottobre 2014 (http://bit.ly/ric2015a) e ripresa con grande enfasi da numerosi mezzi di informazione italiani (più misurato e ironico, oltreoceano, il commento dal Washington Post: http://bit.ly/ric2015b). La notizia titola che gli adolescenti sarebbero in calo su Facebook dal 72% al 45%. Per quanto anche noi abbiamo notato una diminuzione degli utenti di Facebook, in particolare nell’uso giornaliero, il dato del 45%, che è relativo al semplice uso di Facebook, non concorda con il nostro, che vede Facebook attestarsi sull’81.4%. Va anche sottolineato che l’indagine riportata dai media era stata svolta su un campione statunitense che prendeva in considerazione soltanto studenti di upper e middle class, mentre nelle nostra ricerche il campione è meno esclusivo. Resta da dire che in Italia si è voluto spiegare il tutto non, come nella ricerca e nei commenti di oltre oceano si cerca di fare (http://bit.ly/ric2015c, http://bit.ly/ric2015d, http://bit.ly/ric2015e), con la migrazione verso Instagram, ma andando a parlare di Whisper e YikYak, che nel nostro panorama attuale proprio non esistono, ma evidentemente solleticano la fantasia dei giornalisti nostrani per il gusto del peccato che portano con sé i servizi anonimi.

Riparleremo della diffusione di Facebook e di altri servizi online in un post a parte.

Nel prossimo post tratteremo della mutata dinamica adolescenti – adulti rispetto all’uso dei dispositivi telematici.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[3] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2015). Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile. Bergamo: Sestante edizioni.

Adolescenti e reti sociali nell’era della comunicazione mobile

venerdì, febbraio 5th, 2016

Il 26 gennaio 2016 si è tenuto, nell’Aula Magna della sede di Sant’Agostino dell’Università di Bergamo, il convegno “Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile”, nel corso del quale sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta nella primavera del 2015 dall’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale (Università di Bergamo, Provincia, Comune, Ats (ex ASL), Diocesi, associazioni di genitori e docenti).
La ricerca ha indagato modi, luoghi e tempi dell’uso delle comunicazioni telematiche tra i ragazzi bergamaschi dai 12 ai 19 anni (dalla seconda media alla fine delle superiori).
È la terza indagine di questo tipo, dopo quelle del 2008-2009 e del 2012, che erano state presentate nei due convegni “Adolescenti tra piazze reali e pazze virtuali” e “Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti” e in due volumi omonimi editi da Bergamo Università Press ([1], [2]), che anche quest’anno ha pubblicato un volume contenente le riflessioni scaturite nel corso dell’ultima ricerca ([3]).
Copertina del volume Virtuale e/è reale, a cura di Marco Lazzari e Marcella Jacono QuarantnoL’indagine del 2015 ha avvicinato oltre 2000 ragazzi con questionari, interviste, focus group.
L’essere giunti alla terza indagine, a partire da quella avviata nel 2008-2009, ha permesso di analizzare i dati non soltanto per fotografare l’esistente, ma anche per dare uno sguardo all’evoluzione in questi anni della diffusione delle tecnologie nella comunicazione degli adolescenti e dei relativi comportamenti. Il solo questionario del 2015 ha raccolto più di 400.000 risposte, che diventano più di un milione se si considerano le due edizioni passate.
Il punto di vista della ricerca è stato quello di chi vuole fornire chiavi di interpretazione dei modi di comunicare degli adolescenti che siano di utilità per gli adulti (genitori, docenti, educatori) che hanno a che fare tutti i giorni con i ragazzi delle nuove generazioni digitali e che sono preoccupati per i rischi che possono correre, ma anche desiderosi che ne colgano le opportunità.
Cominciamo in questo post a sintetizzare una delle principali evidenze emerse – seguiranno altri post.
Le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Cominciamo allora, nel prendere in considerazione le principali evidenze della ricerca, parlando della diffusione dei dispositivi mobili (soprattutto smartphone).
Nel triennio che ha separato la terza e la seconda campagna di indagine (2012-2015) si è avuto il boom della diffusione dei dispositivi mobili per la comunicazione: più del 90% degli studenti delle scuole medie ha a disposizione un telefono con connessione alla Rete e la percentuale sale al 98% alle scuole superiori.
Questo ha cambiato la comunicazione tra i ragazzi: non ha più molto senso stare a distinguere tra piazze reali e virtuali di incontro, ma si può piuttosto parlare di spazi ibridi ([4]): l’uso dei servizi di Rete è ancora il modo per darsi appuntamenti negli spazi fisici e però non viene poi interrotto nel momento dell’incontro, ma continua a caratterizzarlo, in un’esperienza nella quale la “terza famiglia” ([5]) delle amicizie virtuali è compresente all’incontro con gli amici o con la famiglia naturale.
Portarsi appresso in ogni dove strumenti come lo smartphone o il tablet significa portare i social networks dentro agli spazi fisici, e viceversa avere un costante e immediato (in tempo reale) rispecchiamento della realtà tangibile nei social (la foto delle portate al ristorante o il selfie con la celebrità di passaggio subito pubblicati in Rete per la delizia degli amici).
La diffusione degli smartphone rende però inservibili le strategie famigliari di controllo degli anni scorsi, basate su filtri impostati nel pc di casa.
Se vogliamo, questo risultato della ricerca può sembrare banale, in quanto abbastanza evidente di per sé se ci si guarda intorno. Inoltre, i media lo sottolineano da lungo tempo.
Diciamo allora che la ricerca ci ha permesso di “misurare” la vera entità del fenomeno. Diciamo anche che, negli ormai tanti anni che abbiamo dedicato a indagare le modalità e gli strumenti di comunicazione degli adolescenti, ci siamo resi conto che sovente le evidenze delle nostre indagini contrastano con l’immagine che i media danno spesso dell’uso dei social, sempre attenti a enfatizzare la novità e la moda transeunte.
Ne parleremo nel prossimo post.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[3] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2015). Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile. Bergamo: Sestante edizioni.
[4] de Souza e Silva, A. (2006). From cyber to hybrid: mobile technologies as interfaces of hybrid spaces. Space & Culture, 9 (3), 261-278.
[5] Cirillo, L., Buday, E., & Scodeggio, T. (2013). La terza famiglia. Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo.

Adolescenti in rete, consapevolezza e oblio

venerdì, aprile 1st, 2011

Scrivo due righe su una questione che io tendo a dare per scontata, ma tale non è.
Qualche giorno fa parlavo a un gruppo di professori, educatori e genitori a proposito dell’uso che gli adolescenti fanno della Rete e dei suoi strumenti.
Quando affronto questo genere di discorsi, la mia idea forte è quella della consapevolezza degli strumenti. Che poi declino nella inconsapevolezza degli adolescenti rispetto all’uso della Rete, sia per quanto riguarda le sue potenzialità, sia per ciò che concerne i rischi.

Prostitute tj

By Tomas Castelazo (Own work) CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/ licenses/by-sa/3.0) or GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), via Wikimedia Commons

Sotto il capitolo rischi mi premono particolarmente le questioni legate alla reputazione, la Web reputation, e  un mio cavallo di battaglia in questo senso è citare la pubblicazione di testi e immagini riguardanti i propri eccessi: sabato da sballo, ciucca memorabile, foto di gruppo con bottiglia, puttan tour con documentazione video. Per farsi due risate con gli amici.
Siccome ho promesso solo due righe, la sintesi del mio discorso è: scrivilo oggi, riscrivilo domani, fotografati dopodomani, arriva il giorno che ti presenti al colloquio di assunzione alla multinazionale dei tuoi sogni o per immatricolarti nell’università americana di prestigio e quelli ti mandano a casa con disonore perché per i loro standard sei troppo ciucchettone o troppo maiala (e qui non indulgo a facili battute sulle attuali opportunità in politica).
Dunque giorni fa, arrivato al punto delle foto delle ciucche, dalla platea mi arriva la domanda: ma comunque se pubblico una foto osé in Internet, io ne ho il controllo, quindi quando viene il momento di giacca e cravatta posso sempre togliere la foto. O no?!
Fossi a lezione, farei il solito censimento:
“Favorevoli al no su la mano; al sì? Astenuti?”
La risposta giusta è no.
O meglio: le domande in realtà erano due.
La seconda era: posso toglierla? E la risposta è sì (con qualche eccezione, che vedremo).
Ma la prima domanda, quella principale, era: ho il controllo? E la risposta, ahinoi, è no. O per lo meno non l’ho nella misura assoluta alla quale faceva riferimento il discorso della mia interlocutrice dell’altra sera.
Qual è il problema?
Il problema è che magari io posso eliminare le mie foto esagerate, ma chi mi dice che qualcuno non se le sia scaricate e conservate e non le tiri fuori al momento giusto?
C’è sempre qualche macchina del fango parcheggiata in un angolo ad aspettare…
Far sparire fotografie compromettenti è difficile e i tentativi spesso sortiscono l’effetto opposto, ossia quello di richiamare attenzione: è il cosiddetto effetto Streisand, dal nome della cantante Barbra Streisand, che nel tentativo di impedire per vie legali la diffusione di fotografie che a sua detta minavano la sua privacy, ottenne l’effetto di richiamare su quelle stesse foto un’attenzione che non avrebbero altrimenti mai ricevuta. Come per il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale in certe circostanze non si possono misurare i dettagli di un sistema senza perturbarlo, così nel mondo della comunicazione di massa il tentativo di minimizzare gli effetti di un’informazione può invece amplificarli.

Indimenticabile Jack

L’indimenticabile Jack

Dell’effetto Streisand è stato vittima per esempio Jack Repplew (ho anagrammato il nome per non associarmi a quelli che diffondono le sue foto, per quanto non mi sia simpatico), un minorenne americano con aspirazioni e foto da divo che molla la morosa per poi scoprire che la fanciulla smanettona per vendetta ha riempito la rete di sue fotografie arricchite da commenti ironici; la mamma protesta con Google, la piccola ritorsione della pulzella abbandonata diventa un caso mondiale, le foto originali vengono rimosse, ma copie fioriscono ovunque, grazie alla memoria della cache di Google; e poi proliferano le imitazioni (quella che incollo qua sarà originale o tarocca?).
Leggere per credere.

Per non parlare del caso di una notissima nuotatrice francese e delle sue foto hard o del pornovideo amatoriale (in ogni senso) che anni fa ha visto come protagonista (e vittima) una ragazzina italiana che non nomino per non lasciare in giro ulteriori tracce su di lei.
E poi.
Tanti anni fa, credo nel 1996, mi procuro uno spazio web gratuito in uno dei primi siti che rendono disponibile un servizio del genere, Geocities. Ci faccio una pagnetta di link a siti web sul Cammino di Santiago, che tengo aggiornata fino al 2009, inizialmente con assiduità, poi un po’ meno, perché la sua utilità nell’era di Google è andata scemando.
Nel 2009 succede che Yahoo!, che da qualche anno ha comperato Geocities, decide di chiudere il servizio gratuito: se vuoi continuare a tenere le pagine da loro paghi, altrimenti te le cancellano. Tutti gli utenti ricevono con largo anticipo un avviso e un bel giorno il sito chiude. Come tanti altri, mi salvo per tempo la mia paginetta per ricordarmi dei tempi andati e amen.
E invece dopo un po’ scopro che non una, ma almeno due “organizzazioni” di antiquari della Rete hanno deciso di tramandare ai posteri tutto il vecchio Geocities. Così, se uno visita la pagina
http://www.oocities.org/athens/acropolis/5398/index.html
oppure la
http://reocities.com/athens/acropolis/5398/index.html
ci ritrova i miei vecchi link.
E allora?
E allora io dico che in questi casi uno avrebbe il diritto di reclamare l’oblio per quello che ha fatto; e invece gli viene negato: mentre nel vero Geocities io ero riconosciuto come utente e quindi ero padrone di cancellare quanto avevo scritto, nei suoi reperti archeologici non c’è modo di identificarmi operativamente come autore, dunque non posso intervenire. Dovessi in futuro scoprire un errore di html tale da vergognarmi di fronte ai miei studenti, niente da fare. Dovessi diventare musulmano e come tale poco incline a considerare Santiago Matamoros come un amico, niente da fare.
Tra parentesi, esiste un’istituzione di volontari che archiviano a beneficio dei nostri pronipoti i siti web di oggi per rivederli domani: hanno creato la Wayback Machine e anche lì si può trovare, manco a dirlo, una copia dei miei puntatori al Camino.

 

Salva

Adolescenti su Facebook, due più due non fa sempre quattro

giovedì, settembre 30th, 2010

Copertina libro di Marco Lazzari e Marcella JaconoDunque, succede che il nostro lavoro sulla comunicazione degli adolescenti, Facebook, MSN eccetera è stato citato da Tu Style, settimanale femminile del Presidente Berlusconi (!).

In simili momenti di kudos mi torna sempre in mente il Sommo Poeta quando dice “I don’t want to achieve immortality through my work… I want to achieve it by not dying” (in originale perché non la so rendere in italiano in maniera sufficientemente efficace).

E però dice l’articolo:

“Secondo una ricerca appena uscita, a cura di Marco Lazzari, Alessandra De Fiori e Marcella Jacono Quarantino (Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali) l’86% dei ragazzi ha dato appuntamento a persone conosciute attraverso un social network”.

Giorno dopo giorno io mi rendo conto di perdere la memoria, ma una cifra del genere mi sorprende.

L’86%?! Guarda che è tanto, eh?

Controllando le nostre cifre scopro che scrivevamo: “il 47% dei frequenti e il 39% degli intermittenti asseriscono di essersi incontrati almeno una volta con persone conosciute online”

A parte che online non vuol dire necessariamente in un social network, ma ecco allora da dove viene l’86%: 47+39=86. Peccato che frequenti e intermittenti siano insiemi disgiunti.

Allora, tutti quelli che piombano qui pilotati da Google alla ricerca del calcolo delle percentuali (parte prima e parte seconda), si ricordino che i numeri sono oggetti da trattare con cautela (e rispetto).

[ comunque, grazie ]