Archive for the ‘Internet’ Category

Adolescenti in rete, consapevolezza e oblio

venerdì, aprile 1st, 2011

Scrivo due righe su una questione che io tendo a dare per scontata, ma tale non è.
Qualche giorno fa parlavo a un gruppo di professori, educatori e genitori a proposito dell’uso che gli adolescenti fanno della Rete e dei suoi strumenti.
Quando affronto questo genere di discorsi, la mia idea forte è quella della consapevolezza degli strumenti. Che poi declino nella inconsapevolezza degli adolescenti rispetto all’uso della Rete, sia per quanto riguarda le sue potenzialità, sia per ciò che concerne i rischi.

Prostitute tj

By Tomas Castelazo (Own work) CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/ licenses/by-sa/3.0) or GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), via Wikimedia Commons

Sotto il capitolo rischi mi premono particolarmente le questioni legate alla reputazione, la Web reputation, e  un mio cavallo di battaglia in questo senso è citare la pubblicazione di testi e immagini riguardanti i propri eccessi: sabato da sballo, ciucca memorabile, foto di gruppo con bottiglia, puttan tour con documentazione video. Per farsi due risate con gli amici.
Siccome ho promesso solo due righe, la sintesi del mio discorso è: scrivilo oggi, riscrivilo domani, fotografati dopodomani, arriva il giorno che ti presenti al colloquio di assunzione alla multinazionale dei tuoi sogni o per immatricolarti nell’università americana di prestigio e quelli ti mandano a casa con disonore perché per i loro standard sei troppo ciucchettone o troppo maiala (e qui non indulgo a facili battute sulle attuali opportunità in politica).
Dunque giorni fa, arrivato al punto delle foto delle ciucche, dalla platea mi arriva la domanda: ma comunque se pubblico una foto osé in Internet, io ne ho il controllo, quindi quando viene il momento di giacca e cravatta posso sempre togliere la foto. O no?!
Fossi a lezione, farei il solito censimento:
“Favorevoli al no su la mano; al sì? Astenuti?”
La risposta giusta è no.
O meglio: le domande in realtà erano due.
La seconda era: posso toglierla? E la risposta è sì (con qualche eccezione, che vedremo).
Ma la prima domanda, quella principale, era: ho il controllo? E la risposta, ahinoi, è no. O per lo meno non l’ho nella misura assoluta alla quale faceva riferimento il discorso della mia interlocutrice dell’altra sera.
Qual è il problema?
Il problema è che magari io posso eliminare le mie foto esagerate, ma chi mi dice che qualcuno non se le sia scaricate e conservate e non le tiri fuori al momento giusto?
C’è sempre qualche macchina del fango parcheggiata in un angolo ad aspettare…
Far sparire fotografie compromettenti è difficile e i tentativi spesso sortiscono l’effetto opposto, ossia quello di richiamare attenzione: è il cosiddetto effetto Streisand, dal nome della cantante Barbra Streisand, che nel tentativo di impedire per vie legali la diffusione di fotografie che a sua detta minavano la sua privacy, ottenne l’effetto di richiamare su quelle stesse foto un’attenzione che non avrebbero altrimenti mai ricevuta. Come per il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale in certe circostanze non si possono misurare i dettagli di un sistema senza perturbarlo, così nel mondo della comunicazione di massa il tentativo di minimizzare gli effetti di un’informazione può invece amplificarli.

Indimenticabile Jack

L’indimenticabile Jack

Dell’effetto Streisand è stato vittima per esempio Jack Repplew (ho anagrammato il nome per non associarmi a quelli che diffondono le sue foto, per quanto non mi sia simpatico), un minorenne americano con aspirazioni e foto da divo che molla la morosa per poi scoprire che la fanciulla smanettona per vendetta ha riempito la rete di sue fotografie arricchite da commenti ironici; la mamma protesta con Google, la piccola ritorsione della pulzella abbandonata diventa un caso mondiale, le foto originali vengono rimosse, ma copie fioriscono ovunque, grazie alla memoria della cache di Google; e poi proliferano le imitazioni (quella che incollo qua sarà originale o tarocca?).
Leggere per credere.

Per non parlare del caso di una notissima nuotatrice francese e delle sue foto hard o del pornovideo amatoriale (in ogni senso) che anni fa ha visto come protagonista (e vittima) una ragazzina italiana che non nomino per non lasciare in giro ulteriori tracce su di lei.
E poi.
Tanti anni fa, credo nel 1996, mi procuro uno spazio web gratuito in uno dei primi siti che rendono disponibile un servizio del genere, Geocities. Ci faccio una pagnetta di link a siti web sul Cammino di Santiago, che tengo aggiornata fino al 2009, inizialmente con assiduità, poi un po’ meno, perché la sua utilità nell’era di Google è andata scemando.
Nel 2009 succede che Yahoo!, che da qualche anno ha comperato Geocities, decide di chiudere il servizio gratuito: se vuoi continuare a tenere le pagine da loro paghi, altrimenti te le cancellano. Tutti gli utenti ricevono con largo anticipo un avviso e un bel giorno il sito chiude. Come tanti altri, mi salvo per tempo la mia paginetta per ricordarmi dei tempi andati e amen.
E invece dopo un po’ scopro che non una, ma almeno due “organizzazioni” di antiquari della Rete hanno deciso di tramandare ai posteri tutto il vecchio Geocities. Così, se uno visita la pagina
http://www.oocities.org/athens/acropolis/5398/index.html
oppure la
http://reocities.com/athens/acropolis/5398/index.html
ci ritrova i miei vecchi link.
E allora?
E allora io dico che in questi casi uno avrebbe il diritto di reclamare l’oblio per quello che ha fatto; e invece gli viene negato: mentre nel vero Geocities io ero riconosciuto come utente e quindi ero padrone di cancellare quanto avevo scritto, nei suoi reperti archeologici non c’è modo di identificarmi operativamente come autore, dunque non posso intervenire. Dovessi in futuro scoprire un errore di html tale da vergognarmi di fronte ai miei studenti, niente da fare. Dovessi diventare musulmano e come tale poco incline a considerare Santiago Matamoros come un amico, niente da fare.
Tra parentesi, esiste un’istituzione di volontari che archiviano a beneficio dei nostri pronipoti i siti web di oggi per rivederli domani: hanno creato la Wayback Machine e anche lì si può trovare, manco a dirlo, una copia dei miei puntatori al Camino.

 

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Microsoft pagherà 245 euro

martedì, febbraio 1st, 2011

È ormai la terza volta dall’inizio dell’anno che ricevo la mail che dice che

“Ad ogni persona che invierà questo messaggio, Microsoft pagherà 245 euro Per ogni persona a cui avete inviato questo messaggio e che lo invierà ad altre persone, Microsoft vi pagherà 243 euro. Per la terza persona che lo riceverà, Microsoft vi pagherà 241 euro. Fra due settimane, Microsoft vi contatterà per la Conferma del vostro Indirizzo Postale e vi invierà un assegno.”

Bufalo al galoppoBasterebbe prendere una frase dal messaggio e metterla in un motore di ricerca per scoprire che si tratta di una  bufala che gira dallo scorso millennio, non sarà ora di fermarla?
Il sito di Paolo Attivissimo per queste cose è una miniera di informazioni.

Parole chiave

lunedì, gennaio 24th, 2011

Potrei scrivere un libro sulle interrogazioni ai motori di ricerca con cui gli utenti arrivano ai miei siti (me le ritrovo grazie ai programmi di statistica).
E magari qualche giorno lo scriverò.
Oggi riporto qui l’ultima che ho visto, avendola trovata particolarmente stimolante: “esercizi stimolanti con word“.
Che cosa avrà avuto in mente il nostro amico utente? avrà soddisfatto il suo desiderio?
Già che ci siamo, non resisto alla tentazione di una variazione sul tema di Excel:

  • come si fanno le percentuali con exel
  • imparare a fare grafici a torta con exelle
  • esercitazioni excell
  • calcolo consumi acqua excels
  • come si scrive una formula in excelles

Richard Stallman: fotografie a Bergamo, 21 dicembre 2010

mercoledì, dicembre 29th, 2010

e insomma Richard Stallman è arrivato e pure in orario, a dispetto di quello che si era voluto supporre leggendo nel programma che l’orario d’inizio era indicativo

era proprio lui, direi, ha parlato di quello che ci si poteva aspettare, nei termini radicali che ci si poteva aspettare, in un inglese lento e comprensibile che mai mi sarei aspettato; spiritosamente polemico, senza trascendere; solo un po’ scorbutico in qualche risposta al pubblico, chissà, magari ne aveva ben donde, non riuscivo a sentire le domande

c’era tanta gente – quanta? più di cento persone a occhio; nota personale, stavolta ero abbastanza mimetizzato, non come quando sono andato a un convegno di applisti ed ero l’unico in giacca e cravatta, gli altri tutti in jeans e girocollo nero stevejobsiano (io là a parlare di Podcast Generator, ossia di free software, gli altri tutti gadgettizzati Apple, quando si dice l’abito…)

certo, Stallman era scalzo…

metto qui qualche foto (fatte da me, di pubblico dominio – public domain pictures): lui che parla con Andrea Magiatordi, che si è aggiudicato a nome del BGLUG lo GNU di peluche messo all’asta; sempre lui che firma lo GNU; e che autografa anche un PC portatile

Richard Stallman e Andrea Mangiatordi a Bergamo, dicembre 2010

Richard Stallman e Andrea Mangiatordi a Bergamo, dicembre 2010

Richard Stallman a Bergamo, mentre autografa uno GNU di peluche

Richard Stallman mentre autografa uno GNU di peluche

Richard Stallman a Bergamo, mentre autografa il PC portatile di un fan

Richard Stallman mentre autografa il PC portatile di un fan

post sciptum: non c’è qualche anima pia che vuole riscrivere la voce su Stallman nella Wikipedia italiana? (“Alla fine del suo primo anno nel programma di laurea, Stallman si procurò una ferita al ginocchio che pose fine alla sua più grande gioia: la partecipazione ai balli folk internazionali. La disperazione che ne derivò culminò in un ritiro dalla vita sociale, ma trovò conforto in un’intensa concentrazione nel campo in cui i suoi risultati lo rendevano fiero: la programmazione.”)

Adolescenti su Facebook, due più due non fa sempre quattro

giovedì, settembre 30th, 2010

Copertina libro di Marco Lazzari e Marcella JaconoDunque, succede che il nostro lavoro sulla comunicazione degli adolescenti, Facebook, MSN eccetera è stato citato da Tu Style, settimanale femminile del Presidente Berlusconi (!).

In simili momenti di kudos mi torna sempre in mente il Sommo Poeta quando dice “I don’t want to achieve immortality through my work… I want to achieve it by not dying” (in originale perché non la so rendere in italiano in maniera sufficientemente efficace).

E però dice l’articolo:

“Secondo una ricerca appena uscita, a cura di Marco Lazzari, Alessandra De Fiori e Marcella Jacono Quarantino (Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali) l’86% dei ragazzi ha dato appuntamento a persone conosciute attraverso un social network”.

Giorno dopo giorno io mi rendo conto di perdere la memoria, ma una cifra del genere mi sorprende.

L’86%?! Guarda che è tanto, eh?

Controllando le nostre cifre scopro che scrivevamo: “il 47% dei frequenti e il 39% degli intermittenti asseriscono di essersi incontrati almeno una volta con persone conosciute online”

A parte che online non vuol dire necessariamente in un social network, ma ecco allora da dove viene l’86%: 47+39=86. Peccato che frequenti e intermittenti siano insiemi disgiunti.

Allora, tutti quelli che piombano qui pilotati da Google alla ricerca del calcolo delle percentuali (parte prima e parte seconda), si ricordino che i numeri sono oggetti da trattare con cautela (e rispetto).

[ comunque, grazie ]

Il campo Bcc (blind carbon copy), questo sconosciuto

sabato, agosto 28th, 2010

Scrivevo in Informatica umanistica:

“Il campo Bcc: (tradotto in italiano con Ccn – Copia carbone nascosta) viene anche sfruttato per impedire che ciascuno dei destinatari in esso contenuti venga a conoscere l’indirizzo degli altri o, se vogliamo, che l’indirizzo di ciascuno venga conosciuto da tutti gli altri: si tratta in questo caso di una politica di gestione dell’indirizzario volta a proteggere la privacy dei destinatari (o, vista dalla parte degli interessi del mittente, volta a tutelare il valore economico del suo indirizzario).”

Come tutti, ricevo molti messaggi di posta che mi sollecitano ad aderire a qualche nobile causa o compiere qualche opera buona e a far circolare il messaggio fra i miei amici; catene di Sant’Antonio che magari mi arrivano con allegato qualche Power Point di dolcissimi cagnolini abbandonati sulle autostrade, di gattini bonsai miniaturizzati vivi dentro a una bottiglia, di poveri fanciulli denutriti, di paradisi perduti o in via di sparizione, di teneri Giacomini sedotti e abbandonati.

Io forse ne ricevo più di altri, perché molti dei miei diecimila ex studenti mi hanno inserito nel novero dei paladini buoni per tutte le stagioni.

Se devo essere sincero, di solito butto senza neanche leggere: è assodato che nella maggioranza dei casi si tratta di bufale (controllare per esempio il sito antibufala di Paolo Attivissimo). E verificarne l’attendibilità mi costerebbe energie che preferisco convogliare verso nobili cause di mia scelta.

In ogni caso, messaggi del genere sono inevitabili. Quello che più che altro mi disturba, però, non è il contenuto, quanto la forma: di solito il messaggio è indirizzato a una lunga lista di destinatari, dei quali riesco a vedere l’indirizzo di mail. Dunque, altrettanto faranno loro con il mio.

Qual è il problema? Mi spiego: il mio indirizzo di mail è strapubblico e quindi chiunque lo può trovare in rete per poi scrivermi lettere anonime (vero?..) o propormi prodotti e servizi. Perciò, anche se aggiungi il mio indirizzo alla tua lista con la quale stai per diffondere la tua nobilissima causa, pazienza.

Però magari la tua amica Maria Rossi, con la quale sei in corrispondenza, non ha piacere che tutti conoscano il suo indirizzo. Magari semplicemente non ha piacere che capiscano che tu conosci il suo indirizzo (sei un tipo poco raccomandabile?).

Allora, falle questo piacere: invece di mettere la lunga lista di destinatari del tuo messaggio nel campo “To:” della mail (o, se il tuo programma di posta parla italiano, nel campo “A:”), mettila nel campo “Bcc:” (o “Ccn:”), che starebbe per Blind carbon copy – in questo modo il messaggio arriverà a tutti quanti, ma nessuno potrà vedere l’indirizzo degli altri (magari nel campo “A:” metti te stesso).

Con questo sistema si protegge la privacy dei destinatari; e oltretutto si protegge anche il valore dell’indirizzario, nel senso che può essere che costituire la lista di indirizzi ti sia costato tempo e fatica e che tu non gradisca “regalarla” a chicchessia.

Scusate il disagio

lunedì, novembre 23rd, 2009

Nei giorni scorsi ultimovenuto è stato oggetto di un attacco di un simpaticone che ha fatto scomparire il blog e messo in rete una pagina sua.

Siccome non avevo ancora installato l’ultimo aggiornamento di WordPress, si è infilato entrando da una falla nota: che eroismo, che acutezza, che dimostrazione di grande competenza informatica! si vede che c’è gente che non ha proprio niente di meglio da fare nella vita, come quello che dall’inizio della vita di questo blog, quattro mesi fa, mi ha già mandato circa duecento commenti spazzatura.

Mi scuso per il disagio e ringrazio Giuseppe e Alberto per avermi segnalato il guaio – ho impiegato un po’ a sistemarlo perché ero a un congresso a Roma e avevamo a disposizione una linea scacciona (Giuseppe, volevo sdebitarmi invitandoti per un caffé, ma anche quello è andato sotto l’uscio per problemi tecnici).

Ritratto maschile da Hawara, oasi del Fayyum; immagine di pubblico dominio

Ritratto maschile da Hawara, oasi del Fayyum; immagine di pubblico dominio

A proposito di Roma: sempre Giuseppe e anche Federica, se vi capita, andate a vedere Esercizi di stile al Teatro della Cometa: si ride dal primo istante all’ultimo.

Superba anche la mostra sulla pittura romana alle Scuderie del Quirinale (La pittura di un Impero, fino al 17 gennaio 2010).

A proposito: anni fa, in occasione di un’altra mia puntata a Roma, ero stato alle Scuderie a vedere non ricordo cosa; alla biglietteria chiedo se come professore universitario ho diritto a qualche facilitazione (in molti musei entro gratis) e la gentile donzella alla cassa, esaminati i miei documenti, mi dice: “Che io sappia, tutti quelli che si laureano sono professori”. Non le ho risposto che questo probabilmente succede a Roma, dove non è necessario un titolo di studio per essere Dottori; ho pagato il prezzo pieno e mi sono guadagnato un aneddoto (stavolta mi hanno fatto qualche euro di sconto).