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Istituzioni di tecnologia didattica

mercoledì, dicembre 20th, 2017

Marco Lazzari, Istituzioni di tecnologia didattica, Studium, Roma, 2017, ISBN 978-88-382-4577-0


Per riassumere in una battuta l’argomento di questo libro, si può dire che riflette sull’uso degli strumenti digitali al servizio dell’agire didattico.
Negli ultimi anni le scuole sono state coì invase dai dispositivi informatici, in maniera a volte indipendente dalla riflessione pedagogica sull’impatto della digitalizzazione nei processi di insegnamento e apprendimento.
Istituzioni di tecnologia didattica, di Marrco Lazzari - copertinaRiflessione che pure ha dato fin qui risultati da non trascurare: negli stessi anni il panorama letterario nazionale si è popolato di varie e profonde discussioni sull’uso delle cosiddette tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei contesti educativi (TIC).
Ma cosa sono le TIC? In questo volume il termine tecnologia è inteso come il discorrere e ragionare intorno ai prodotti e ai processi messi a disposizione dalla ricerca e dall’industria digitale. E con l’espressione tecnologia didattica si intende il ragionare intorno agli strumenti informatici, ai sistemi di trattamento automatico delle informazioni, ai metodi e alle procedure che possono essere usati in contesti strutturati di insegnamento e nei momenti specificamente destinati all’apprendimento.
Nel testo ci si chiede dunque come la razionalità tecnica consente di individuare gli strumenti e le procedure più adatti a raggiungere nell’agire didattico efficacia ed efficienza, ma anche verità e bontà, e come i contesti educativi devono attrezzarsi per sfruttare in modo adeguato le potenzialità del digitale.
I singoli capitoli affrontano e discutono specifici strumenti e sistemi di elaborazione, ma il punto di vista non è quello dello specialista informatico, quanto piuttosto quello di chi si chiede quali dispositivi possano es-sere più utili per una proficua integrazione in un progetto formativo.
Il discorso non è guidato da una tassonomia di di-spositivi. Piuttosto, vengono individuati tre poli di aggregazione del ragionamento nelle parole chiave miniaturizzazione, multimedialità e reticolarità. A partire da queste tre parole chiave si individuano di volta in volta i dispositivi, i sistemi, i metodi e le procedure che possono avere un interesse in relazione ai processi di insegnamento e apprendimento. O per i quali, soprattutto nella sezione sulle reti, la scuola può giocare un ruolo nell’educazione all’uso consapevole dentro e soprattutto fuori dalle mura scolastiche.
A coronamento del discorso, viene aggiunta una quarta parola chiave, che compendia le precedenti e ne dipende: l’inclusività. E il testo si occupa di come l’informatica può rendere più inclusive le nostre scuole.
Per ognuno degli argomenti si propongono e discutono le evidenze delle ricerche in merito all’efficacia, alla significatività e alla sostenibilità degli interventi e si cerca di capire quali opportunità (e talvolta quali rischi) ne possono derivare.


Il libro sul sito dell’Editore


Gli incipit dei capitoli su ResearchGate.


Marco Lazzari è Prorettore all’orientamento dell’Università degli Studi di Bergamo, dove insegna Didattica e Tecnologie didattiche. Nelle sue ricerche si è occupato di intelligenza artificiale, reti neurali, comunicazione persona – calcolatore, Web 2.0, tecnologie inclusive.

Sono Infolet, figlio di DOS

giovedì, settembre 22nd, 2016

E così dopo quattordici anni abbiamo fatto l’utimo appello di informatiche varie nel laboratorio di Caniana: da gennaio dovremmo spostarci nel nuovo laboratorio di Pignolo.

Quattordici anni, quanti esami? Decine di migliaia, tutti gli studenti di Lingue, Lettere, Scienze della comunicazione, Scienze dell’educazione e Psicologia sono passati di lì.

Ne abbiamo viste di cotte e di crude. Ricordo quelli che pigiavano sul pulsante on/off del pc perché lo schermo era tutto nero e così lo spegnevano, dato che era nero di screen saver; quella studentessa con la sveglia da comodino sul banco per sapere quanto mancava alla consegna; quello in ultima fila che si lamentava per la lunghezza del compito, e poi scoprivi che invece di fare un esercizio di Word e uno di Excel si era già sparato tre esercizi di Word, di quelli preparati per limitare le copiature dai vicini di banco; quella che “e adesso come faccio a consegnare i compiti?”, “come consegnare i compiti, che hai già spento il pc!”, “ma l’ha detto lei che dovevamo sbrigarci a spegnere”, “sì, ma prima dovevi consegnare” (e i file stavano sul desktop, che con spegni e riaccendi veniva pulito).

E come non ricordare la studentessa che aveva dimenticato i contraccettivi orali sul banco (pur di passare questo esame, sono pronta a tutto).

L’ultimo appello ci ha lasciato una perla. Per consegnare gli esercizi, si usa Infolet, una procedura vecchia di quattordici anni, appunto, che preleva i file dal desktop e li invia in centro di calcolo. Una procedura d’altri tempi, che apre un prompt DOS, propone domande all’utente e richiede risposte da tastiera.

Come prima cosa chiede se si è chiuso Office:

Office è stato chiuso correttamente [rispondere S o N e premere INVIO]:

La perla dell’ultima ora è:

Office è stato chiuso correttamente [rispondere S o N e premere INVIO]: SON