Archive for the ‘Polis’ Category

La scuola che va a rotoli

lunedì, gennaio 16th, 2017

Appena visto in un’ala nuova di una scuola di antica tradizione.

Ormai è così noto che nelle scuole italiane non ci sono i soldi per comperare la carta igienica, che chi progetta nuovi ambienti scolastici non prevede neppure il porta-rotolo.

Bagno di scuola

Inter – Udinese, pulcini e orientamento scolastico

domenica, aprile 24th, 2016

Nella partita di serie A che ha aperto un lungo fine settimana calcistico, è accaduto un fatto mai successo prima in Italia e che è stato subito sottolineato dai commentatori: le due squadre che si affrontavano, Inter e Udinese, sono scese in campo nello stadio di San Siro schierando a inizio partita 22 giocatori stranieri. Nessun italiano era in campo. Così fino al 33esimo minuto del secondo tempo, quando ha lasciato la panchina ed è entrato sul terreno di gioco il primo italiano dell’incontro: si chiama Éder Citadin Martins, è nato a Lauro Müller, nello stato di Santa Catarina, nel sud del Brasile; un bisnonno veneto gli ha concesso di godere della doppia nazionalità e di giocare per la nazionale italiana.
Pallone nerazzurroChe il nostro campionato sia pieno zeppo di giocatori provenienti da ogni dove (talora veri brocchi) è un fatto noto.
La stessa Inter, che qualche anno addietro fu la prima squadra italiana a cominciare una partita schierando 11 stranieri, è programmaticamente votata alle rose infoltite da giocatori non italiani (e talora veri brocchi), in quanto nacque nel lontano 1908 per volontà di ex dirigenti del Milan desiderosi di fondare una compagine che non fosse vincolata, come invece aveva scelto il Milan, a bloccare il numero di stranieri in rosa e potesse “facilitare l’esercizio del calcio agli stranieri residenti a Milano”. Il suo stesso nome completo, Internazionale, la dice lunga sulla sua vocazione – e non a caso in tempi di autarchia e sciovinismo fu obbligata a ridenominarsi Ambrosiana.
Nell’attualità della globalizzazione, 22 giocatori stranieri contemporaneamente in campo non sono dunque che il compimento di un processo, ma si tratta comunque di un momento significativo.
Su un campo meno blasonato, mi è capitato qualche ora più tardi di assistere a una partita di pulcini. Anche lì, per altri motivi, spira un’aria internazionale. Segna il primo gol un “italiano”, il secondo un marocchino, il terzo un francese, il quarto un boliviano (e anche il quinto e il sesto). Bimbi di famiglie migranti, che da grandi saranno italiani come e più di Éder.
Siccome mi sto preparando per intervenire a un convegno sull’orientamento scolastico, mi viene l’idea di andare a curiosare in casa di un noto liceo cittadino: senza abbandonare il dominio sportivo, vado a dare un’occhiata al gruppo Facebook delle attività sportive del liceo e vedo fotografie di aitanti adolescenti bianchi come il latte, con cognomi squisitamente orobici. Cognomi e tinte ben diversi da quelli che, per esperienza di ricerca sul campo, capita di incontrare nei centri di formazione professionale.
Allora mi viene da chiedere che fine facciano tutti quei bimbi che alle elementari calciano il pallone sui campo dei nostri oratori e che, arrivati all’adolescenza, non compaiono negli annuari dei licei.
Dove li mandiamo a studiare, a formarsi per il futuro? Come mai al liceo troviamo solo italiani DOC? Per quale futuro prepariamo bimbi e bimbe migranti? Per diventare i nuovi Balotelli? Per essere tutte “sguattere del Guatemala”? Come ci adoperiamo per “facilitare l’esercizio” delle professioni intellettuali “agli stranieri residenti a Milano” e dintorni?
E però poi vado a spulciare tra gli iscritti a un appello di informatica al dipartimento di Lingue (è un esame obbligatorio per tutti) e conto sette cognomi non italiani tra i primi venti.
Ma allora da qualche parte nelle nostre università si forma una classe dirigente che è venuta a sciacquare in Arno (e nel Serio e nel Brembo) panni tessuti altrove. Ciò non toglie che ci si possa chiedere come mai nei licei non passa lo straniero. Come mai la scelta nella quale è maggiore l’influenza della famiglia e della scuola, cioè il passaggio dalle medie alle superiori, porti i figli di famiglie immigrate a iscriversi principalmente a scuole tecniche e professionali; mentre poi la scelta più personale, quella tra l’università e l’abbandono degli studi, li porta a continuare. Un fenomeno carsico. Non sarebbe allora meglio che accedessero a un corso di laurea come quello in lingue straniere passando per il liceo, piuttosto che per scuole tecniche o per la formazione professionale?
E allora ritorna la domanda: come orientiamo i nostri ragazzi? Come garantiamo la pari dignità sociale dei nostri ragazzi, così come predicata dall’articolo 3 della nostra Costituzione?
La scuola è aperta a tutti, come prevede l’articolo 34. E in effetti tutti ci entrano. Ma quali corridoi imboccano? Da quali porte (o finestre) escono? Come, dove e perché si disperdono? Come rendiamo effettivo il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi?
Nelle nostre scuole di ogni ordine e grado si sta pian piano affermando un modo di fare orientamento che non vuole essere solo il consiglio dell’ultimo momento, quanto piuttosto un orientamento permanente, una forma di accompagnamento degli allievi nel loro percorso che li aiuti davvero a trovare la strada che fa per loro, andando oltre automatismi basati su preconcetti e per niente personalizzati.
In questa prospettiva, l’alleanza formativa tra scuola e famiglia può e deve trovare modi d’essere che riescano a valorizzare tutte le risorse delle quali il Paese dispone e ha bisogno, quale che sia il loro colore e le condizioni socio-economiche di partenza.
Le squadre di calcio crescono nei loro vivai campioni di ogni razza e colore, riusciranno a farlo anche le nostre scuole?

Le neuroscienze e la mente degli adolescenti

giovedì, marzo 31st, 2016

Concludiamo qui il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

CervelloLe recenti ricerche delle neuroscienze, favorite dalle tecniche di risonanza magnetica (MRI) e di neuro immagine funzionale (fMRI), ci hanno progressivamente svelato molti aspetti prima ignoti dello sviluppo del cervello degli adolescenti e dello sviluppo delle aree cerebrali connesse con le attività sociali. Questi aspetti possono avere profonda influenza sul nostro modo di interpretare le azioni degli adolescenti e implicazioni sull’agire educativo.

In particolare, ora sappiamo che il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Tutti questi risultati ci danno una ragione per quanto già sapevamo dall’osservazione dei comportamenti degli adolescenti: i ragazzi durante l’adolescenza tendono (con leggerezza) ad assumersi più rischi di quanti non farebbero gli adulti e lo fanno in particolare quando sono in gruppo e possono trarne riconoscimento dai pari.

È però vero che recenti esperimenti mostrano che la vicinanza dei genitori (anche se inattiva) nel momento della presa di decisione influenza gli adolescenti a impegnarsi in processi cognitivi più maturi, li aiuta a riflettere e agire meno impulsivamente e a optare per scelte meno rischiose. Pare proprio che gli adolescenti agiscano non tanto o non solo perché la presenza del genitore (o dell’adulto educatore in senso lato) viene avvertita come quella di un sorvegliante da accondiscendere, quanto perché essa stimola nei soggetti una vera e propria riflessione sul rischio. Con la loro vicinanza, dunque, gli adulti possono positivamente intervenire nel processo di maturazione di comportamenti riflessivi.

Pare inoltre che rapporti conflittuali tra pari conducano all’assunzione di rischi maggiori (ed eventualmente eccessivi), mentre un buon clima di gruppo può aiutare ad assumere comportamenti meno trasgressivi. Allora dal punto di vista dell’educatore, che è poi quello che ha originato la nostra ricerca, possiamo dire che anche in questo senso che gli adulti possono e devono muoversi, favorendo l’instaurazione e il mantenimento di un clima positivo nei gruppi di adolescenti a loro legati da rapporti educativi.

Bibliografia di riferimento

Blakemore, S-J. (2012). Development of the social brain in adolescence. Journal of the Royal Society of Medicine, 105 (3), 111-116.

Bressa, G.M., Pisanu, N., Del Monte, M., & Improta, S. (2012). Reduci dall’adolescenza. Prospettive psicobiologiche, cliniche e socio-educative, Milano: FrancoAngeli.

Casey, B.J., Jones, M., & Hareb, T.A. (2008) The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences, 1124, 111-126.

Frith, U., Bishop, D., Blakemore, C., Blakemore, S-J., Butterworth, B., & Goswami, U. (2013). Neuroscience: implications for education and lifelong learning. Integrating Science and Practice, 3 (1), 6-10.

Gardner M, & Steinberg L. (2005). Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: an experimental study. Developmental Psychology, 41 (4), 625–635.

Giedd, J.N., Blumenthal, J., Jeffries, N.O., Castellanos, F.X., Liu, H., Zijdenbos, A., Paus, T., Evans, A.C., & Rapoport, J.L. (1999). Brain development during childhood and adolescence: a longitudinal MRI study. Nature neuroscience, 2 (10), 861-863.

Lebel, C, Walker, L, Leemans, A, Phillips, L, & Beaulieu. C. (2008) Microstructural maturation of the human brain from childhood to adulthood. NeuroImage, 40 (3), 1044-1055.

Lenroot, R.K., & Giedd, J.N. (2006). Brain development in children and adolescents: Insights from anatomical magnetic resonance imaging. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 30 (6), 718-729.

Mills, K.L., Lalonde, F., Clasen, L.S., Giedd, J.N., & Blakemore, S-J. (2014). Developmental changes in the structure of the social brain in late childhood and adolescence. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 9 (1), 123-131.

Steinberg, L. (2008). A social neuroscience perspective on adolescent risk-taking. Developmental Review, 28 (1), 78-106.

Telzer, E.H., Ichien, N.T., & Qu, Y. (2015). Mothers know best: redirecting adolescent reward sensitivity toward safe behavior during risk taking. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 10 (10), 1383-1391.

Wolf, L.K., Wright, N.D., Kilford, E.J., Dolan, R.J., & Blakemore, S-J. (2013). Developmental changes in effects of risk and valence on adolescent decision-making. Cognitive Development, 28 (3), 290-299.

Il problema della formazione degli adolescenti alla Rete

giovedì, marzo 24th, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

La Scuola di Atene, particolare Il risultato meno scontato e per certi versi più inquietante dell’indagine condotta nelle scuole bergamasche sui modi e i tempi delle comunicazioni telematiche degli adolescenti è dato dal fatto che i ragazzi che più degli altri hanno partecipato a incontri di formazione su Internet sono quelli più esposti ai rischi.

In qualunque modo si raggruppino i dati relativi alle domande sulla frequenza agli incontri e quelli relativi ai comportamenti a rischio, si finisce per trovare una correlazione.

L’evidenza deve fare riflettere sul tipo di formazione che viene proposta ai ragazzi, che forse è troppo orientata alla pura abilità d’uso e alla dimensione tecnologica della competenza e non a quelle competenze cognitive, etiche e sociali ([1], [2]) che abbiamo introdotto nel post precedente.

Un approccio alla formazione che punti a sviluppare solo i rudimenti tecnici e le abilità digitali ha il fiato corto; le agenzie educative devono accompagnare la promozione dell’abilità d’uso degli strumenti informatici negli adolescenti a quella della conoscenza del mondo dei media e allo sviluppo del senso critico nei confronti dell’informazione che circola in Rete.

Tutto ciò deve essere supportato dalla cura per le competenze di interazione sociale (ivi compresa l’educazione all’affettività), di comunicazione efficace e di risoluzione dei conflitti, e dall’attenzione allo sviluppo dell’intelligenza emotiva dei ragazzi.

Nel prossimo post, che conclude questa rassegna di spunti di riflessione tratti dall’esame del questionario, getteremo un occhio su quanto le ricerche nel campo delle neuroscienze ci dicono a proposito degli adolescenti e del loro modo di comportarsi.

Bibliografia
[1] Calvani, A., Fini, A., & Ranieri, M. (2010). La competenza digitale nella scuola. Trento: Erickson.
[2] Ranieri, M., & Manca, S. (2014). Social network e dimensioni educative. Bricks, 4 (4), 11-19.

Gli adolescenti e i rischi di Internet

giovedì, marzo 3rd, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.
Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

E affrontiamo il discorso dei rischi di Internet, che tanto preme a genitori, docenti, educatori, insomma a tute le figure educative che hanno a che fare con gli adolescenti e che li vedono sempre impegnati in conversazioni in rete con nonsisachi.
Per quanto riguarda i comportamenti a rischio, il questionario somministrato agli studenti delle scuole superiori presentava domande relative alla frequenza di alcune attività che svolgono in Rete che possono esporli a rischi, in relazione alla possibilità di adescamento da parte di malintenzionati, al pregiudizio della propria immagine e alla diffamazione.  Inoltre, alcune domande vertevano sul tema del cyberbullismo.
Ritaglio della copertina di Virtuale e/è realeDai dati della nostra ricerca si nota che più del 30% dei ragazzi incontra persone conosciute inizialmente in Rete: andando a riprendere i dati delle nostre precedenti indagini ([1], [2]), si nota che è una percentuale in progressivo calo dal 44.1% del 2009 al 34.9 del 2012, e non necessariamente significa che si incontrano mostri, ma è piuttosto alta.
La percentuale di chi invia fotografie a persone conosciute in Rete raggiunge il 42.3%, in deciso aumento rispetto al passato, presumibilmente aiutata dall’affermazione di strumenti come WhatsApp, che fluidificano la trasmissione di immagini.
La pubblicazione o spedizione di immagini intime ha carattere più occasionale e limitato, ma riguarda pur sempre il 16.4% del campione, mentre la percentuale di chi fruisce di documenti multimediali intimi è circa doppia, segno che il pubblico della singola immagine va oltre il diretto destinatario.
Nel caso di accordi con sconosciuti, invio di fotografie a sconosciuti e visione di immagini intime le percentuali di comportamento frequente dei maschi sono più alte di quelle delle femmine. Per quanto riguarda la pubblicazione o spedizione di immagini intime, la situazione si ribalta. Non c’è significativa differenza tra le percentuali di ogni parametro nel confronto tra la popolazione dei “sempre connessi” e quella di chi non ha connettività mobile.
Le percentuali alle scuole medie sono solo di poco più basse.
Terrei a ricordare, però, che molti degli strumenti di comunicazione usati dai preadolescenti prevedono limitazioni d’uso in base all’età che sono regolarmente violate. Per esempio, Facebook e Instasgram prevedono il limite dei 13 anni e WhatsApp dei 16. E tuttavia WhatsApp è diventato lo strumento principe per la comunicazione tra i ragazzi e le loro famiglie. Se ne deduce che le famiglie sono “complici” delle violazioni, vuoi per ignoranza da parte dei genitori dei termini d’uso, vuoi per leggerezza o per un più o meno meditato tornaconto personale legato alla comodità ed economicità dello strumento, o all’intento di far prendere confidenza con il mondo digitale ai ragazzi.
Per quanto riguarda il cyberbullismo, l’1.3% degli studenti delle secondarie di secondo grado e il 3.8% di quelli del primo grado hanno risposto di essere stati direttamente coinvolti in episodi di cyberbullismo. È anche vero che ben il 42,7% degli studenti delle medie dice di essere stato oggetto almeno qualche volta di insulti o commenti cattivi o poco gentili via Internet. Dai dati emerge anche che il 3,9% degli studenti delle superiori e il 13,8% di quelli delle medie ignorano il significato del termine cyberbullismo: pare indubbio che sia opportuno e urgente attivare interventi di formazione sul tema.
Nel prossimo post parleremo brevemente dell’uso delle tecnologie nelle scuole.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.

Diffusione dei social tra gli adolescenti

giovedì, febbraio 25th, 2016

Riprendiamo dunque il discorso sulla diffusione (e il gradimento) dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Anticipavamo nel post precedente che rispetto all’indagine del 2012 ([1]) abbiamo riscontrato nelle scelte dei ragazzi delle medie e delle superiori tre fenomeni piuttosto marcati: il calo di Facebook, la crescita di Instagram, l’esplosione di WhatsApp

Alle superiori Facebook è usato tutti i giorni dal 49.3% dei ragazzi, in calo rispetto al passato; Instagram dal 47.2% e WhatsApp dal 93%. Alle medie le percentuali sono rispettivamente del 16.1, 47 e 78.5%.

I tre dati presi insieme possono essere interpretati in questo modo:

uso WhatsApp quando ho qualcosa da dire a qualcuno (il singolo o il piccolo gruppo),

Instagram quando voglio condividere un’esperienza con la subitaneità della comunicazione visiva,

Facebook quando voglio divulgare una riflessione.

L’immediatezza della condivisione di immagini fa sì che Instagram nella fascia di età delle medie sia preferito a Facebook, più impegnativo e non a caso usato di più nelle scuole superiori, dove WhatsApp è indicato come lo strumento preferito per inviare immagini (dall’89.9%), chattare (93.5) e confidarsi con gli amici (79.8), Instagram è la prima scelta per la pubblicazione di immagini (42.4%), Facebook per la diffusione di notizie (40.5), e la posta elettronica per inviare documenti (56.1).

Paragonando i dati a quelli delle indagini precedenti ([1], [2]), abbiamo potuto assistere a una parabola di Facebook: nell’autunno del 2008, in una prima somministrazione pilota, solo il 30% degli intervistati aveva dichiarato di aver usato qualche volta Facebook; nella primavera del 2009 la percentuale era salita al 66%; nella primavera del 2012, si era portata all’89.9%; e nella primavera del 2015 si è attestata all’81.4%. Il calo non è così netto, anche se rileviamo che è diminuita la percentuale di utenti giornalieri a favore di WhatsApp, Instagram e dello stesso Facebook Messenger.

Percentuale di utenti di Facebook (studenti delle superiori)

La parabola di Facebook, dati 2008-2015

Si può ora dire che Facebook è inteso come strumento elettivo per l’informazione, WhatsApp per la comunicazione diretta, Instagram per la diffusione di immagini (sarà magari opportuno ricordare che si tratta di prodotti della stessa azienda, dunque il riposizionamento di Facebook è anche ascrivibile a una precisa strategia aziendale).

Le percentuali degli utenti che fanno uso quotidiano di Facebook variano nelle superiori dal 32% delle classi prime al 63.1 delle quinte: si può trattare di una spia della progressiva disaffezione allo strumento da parte delle nuove coorti, così come invece l’indicatore del fatto che Facebook è uno strumento più adeguato a comunicazioni “più adulte”.

Come avevamo già detto un paio di post orsono, Facebook dunque cala, ma non tanto quanto a volte i media vorrebbero farci credere.

Nella tabella che segue mostriamo la frequenza d’uso tra gli studenti delle superiori di alcuni dei principali servizi online (in realtà ne abbiamo “misurati” molti di più, ma gli altri hanno “numeri piccoli” e lo spazio qui è poco).

Frequenza d’uso dichiarata per alcuni servizi telematici (studenti delle superiori; dati in percentuale)

Ask.fm Facebook Facebook Messenger Instagram Twitter WhatsApp
Mai

63.7

18.6 28.7 29.9 78.6 2.5

Ogni tanto

15.0

15.7 28.2 8.9 12.2

1.3

Spesso

6.4

16.3 20.7 14.0 5.1

3.2

Tutti i giorni

9.0 49.3 22.4 47.2 4.1

93.0

Nel prossimo post tratteremo dei comportamenti a rischio messi in atto dagli adolescenti che usano Internet.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.

I social nella dinamica adolescenti – adulti

giovedì, febbraio 18th, 2016

Riprendiamo il discorso su adolescenti e social networks cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Oggi parliamo di come è cambiata nel tempo la dinamica adolescenti – adulti rispetto all’uso dei dispositivi telematici

Negli anni scorsi si rilevava come le moderne tecnologie comunicative acuissero la distanza tra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti, portando gli uni a escludere gli altri dalla propria esperienza ([1]). Tecnologie che allontanavano, più che avvicinare.

Nel giro di pochi anni le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si sono diffuse in tutte le generazioni: WhatsApp è diventato lo strumento elettivo per comunicare con i genitori, più di 3 ragazzi delle superiori su 4 lo usano per questo scopo, il 16.8% lo fa più volte al giorno, contro il 13.3% che ricorre alla classica telefonata.

Nella tabella qui sotto riportiamo i dati completi rilevati dalla nostra indagine in relazione alla domanda sulla frequenza d’uso di vari servizi di comunicazione tra i ragazzi interpellati e i genitori.

Parlando al telefono Con SMS Con servizi di messaggistica come WhatsApp Con social networks Con e-mail
Mai 1.7 11.3 23.6 79.5

82.9

Raramente

18.5

21.9 11.4 12.7

11.4

Più volte al mese

12.3

15.4 9.0 1.9

3.1

Più volte alla settimana

28.1

23.7 20.4 2.7

1.6

Tutti i giorni (o quasi)

26.1

18.2 18.8 1.7

0.8

Più volte al giorno

13.3

9.4 16.8 1.4

0.2

Frequenza d’uso dichiarata per alcuni servizi telematici nella comunicazione con i genitori (studenti delle superiori; dati percentuali)

La diffusione degli strumenti telematici tra gli adulti può far pensare che la famiglia possa oggi assumere un ruolo diverso rispetto all’educazione digitale dei figli, con più presenza e meno delega. Si può sperare in una sinergia tra figli e genitori, in una co-costruzione di competenze che andrebbe addirittura oltre l’effetto di “trascinamento al digitale” delle famiglie da parte dei ragazzi ([2]).

L’esplosione di WhatsApp di questi anni è stata accompagnata dalla crescita di Instagram, che piace molto agli studenti delle scuole medie, e dal calo di Facebook, che negli anni ha subito un riposizionamento. Ne parleremo nel prossimo post.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Ferri, P. (2011). Nativi digitali. Milano: Bruno Mondadori.