Archive for the ‘Rischi di Internet’ Category

Le neuroscienze e la mente degli adolescenti

giovedì, marzo 31st, 2016

Concludiamo qui il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

CervelloLe recenti ricerche delle neuroscienze, favorite dalle tecniche di risonanza magnetica (MRI) e di neuro immagine funzionale (fMRI), ci hanno progressivamente svelato molti aspetti prima ignoti dello sviluppo del cervello degli adolescenti e dello sviluppo delle aree cerebrali connesse con le attività sociali. Questi aspetti possono avere profonda influenza sul nostro modo di interpretare le azioni degli adolescenti e implicazioni sull’agire educativo.

In particolare, ora sappiamo che il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Tutti questi risultati ci danno una ragione per quanto già sapevamo dall’osservazione dei comportamenti degli adolescenti: i ragazzi durante l’adolescenza tendono (con leggerezza) ad assumersi più rischi di quanti non farebbero gli adulti e lo fanno in particolare quando sono in gruppo e possono trarne riconoscimento dai pari.

È però vero che recenti esperimenti mostrano che la vicinanza dei genitori (anche se inattiva) nel momento della presa di decisione influenza gli adolescenti a impegnarsi in processi cognitivi più maturi, li aiuta a riflettere e agire meno impulsivamente e a optare per scelte meno rischiose. Pare proprio che gli adolescenti agiscano non tanto o non solo perché la presenza del genitore (o dell’adulto educatore in senso lato) viene avvertita come quella di un sorvegliante da accondiscendere, quanto perché essa stimola nei soggetti una vera e propria riflessione sul rischio. Con la loro vicinanza, dunque, gli adulti possono positivamente intervenire nel processo di maturazione di comportamenti riflessivi.

Pare inoltre che rapporti conflittuali tra pari conducano all’assunzione di rischi maggiori (ed eventualmente eccessivi), mentre un buon clima di gruppo può aiutare ad assumere comportamenti meno trasgressivi. Allora dal punto di vista dell’educatore, che è poi quello che ha originato la nostra ricerca, possiamo dire che anche in questo senso che gli adulti possono e devono muoversi, favorendo l’instaurazione e il mantenimento di un clima positivo nei gruppi di adolescenti a loro legati da rapporti educativi.

Bibliografia di riferimento

Blakemore, S-J. (2012). Development of the social brain in adolescence. Journal of the Royal Society of Medicine, 105 (3), 111-116.

Bressa, G.M., Pisanu, N., Del Monte, M., & Improta, S. (2012). Reduci dall’adolescenza. Prospettive psicobiologiche, cliniche e socio-educative, Milano: FrancoAngeli.

Casey, B.J., Jones, M., & Hareb, T.A. (2008) The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences, 1124, 111-126.

Frith, U., Bishop, D., Blakemore, C., Blakemore, S-J., Butterworth, B., & Goswami, U. (2013). Neuroscience: implications for education and lifelong learning. Integrating Science and Practice, 3 (1), 6-10.

Gardner M, & Steinberg L. (2005). Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: an experimental study. Developmental Psychology, 41 (4), 625–635.

Giedd, J.N., Blumenthal, J., Jeffries, N.O., Castellanos, F.X., Liu, H., Zijdenbos, A., Paus, T., Evans, A.C., & Rapoport, J.L. (1999). Brain development during childhood and adolescence: a longitudinal MRI study. Nature neuroscience, 2 (10), 861-863.

Lebel, C, Walker, L, Leemans, A, Phillips, L, & Beaulieu. C. (2008) Microstructural maturation of the human brain from childhood to adulthood. NeuroImage, 40 (3), 1044-1055.

Lenroot, R.K., & Giedd, J.N. (2006). Brain development in children and adolescents: Insights from anatomical magnetic resonance imaging. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 30 (6), 718-729.

Mills, K.L., Lalonde, F., Clasen, L.S., Giedd, J.N., & Blakemore, S-J. (2014). Developmental changes in the structure of the social brain in late childhood and adolescence. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 9 (1), 123-131.

Steinberg, L. (2008). A social neuroscience perspective on adolescent risk-taking. Developmental Review, 28 (1), 78-106.

Telzer, E.H., Ichien, N.T., & Qu, Y. (2015). Mothers know best: redirecting adolescent reward sensitivity toward safe behavior during risk taking. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 10 (10), 1383-1391.

Wolf, L.K., Wright, N.D., Kilford, E.J., Dolan, R.J., & Blakemore, S-J. (2013). Developmental changes in effects of risk and valence on adolescent decision-making. Cognitive Development, 28 (3), 290-299.

Il problema della formazione degli adolescenti alla Rete

giovedì, marzo 24th, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

La Scuola di Atene, particolare Il risultato meno scontato e per certi versi più inquietante dell’indagine condotta nelle scuole bergamasche sui modi e i tempi delle comunicazioni telematiche degli adolescenti è dato dal fatto che i ragazzi che più degli altri hanno partecipato a incontri di formazione su Internet sono quelli più esposti ai rischi.

In qualunque modo si raggruppino i dati relativi alle domande sulla frequenza agli incontri e quelli relativi ai comportamenti a rischio, si finisce per trovare una correlazione.

L’evidenza deve fare riflettere sul tipo di formazione che viene proposta ai ragazzi, che forse è troppo orientata alla pura abilità d’uso e alla dimensione tecnologica della competenza e non a quelle competenze cognitive, etiche e sociali ([1], [2]) che abbiamo introdotto nel post precedente.

Un approccio alla formazione che punti a sviluppare solo i rudimenti tecnici e le abilità digitali ha il fiato corto; le agenzie educative devono accompagnare la promozione dell’abilità d’uso degli strumenti informatici negli adolescenti a quella della conoscenza del mondo dei media e allo sviluppo del senso critico nei confronti dell’informazione che circola in Rete.

Tutto ciò deve essere supportato dalla cura per le competenze di interazione sociale (ivi compresa l’educazione all’affettività), di comunicazione efficace e di risoluzione dei conflitti, e dall’attenzione allo sviluppo dell’intelligenza emotiva dei ragazzi.

Nel prossimo post, che conclude questa rassegna di spunti di riflessione tratti dall’esame del questionario, getteremo un occhio su quanto le ricerche nel campo delle neuroscienze ci dicono a proposito degli adolescenti e del loro modo di comportarsi.

Bibliografia
[1] Calvani, A., Fini, A., & Ranieri, M. (2010). La competenza digitale nella scuola. Trento: Erickson.
[2] Ranieri, M., & Manca, S. (2014). Social network e dimensioni educative. Bricks, 4 (4), 11-19.

Il paradosso della competenza digitale

giovedì, marzo 17th, 2016

Dopo una divagazione sull’uso delle tecnologie nella scuola italiana, torniamo al discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Affrontiamo ora una situazione strana emersa dai dati, che abbiamo definito il paradosso della competenza digitale.Laptop, public domain image

Un certo numero di domande del questionario somministrato nelle scuole secondarie di Bergamo e Provincia è stato predisposto per indagare come i ragazzi si percepiscono competenti rispetto all’uso delle tecnologie digitali. Questo perché siamo partiti dal presupposto che la competenza digitale sia il fondamento per un uso corretto della Rete e per evitarne i rischio. Sono anche state inserite domande per tentare di misurare la competenza dei ragazzi, andando oltre la loro percezione.

In generale i ragazzi si sentono competenti, anche se l’analisi suscita il sospetto che si confonda la competenza con l’abilità d’uso che deriva dalla familiarità con gli strumenti.

L’analisi statistica dei dati ci ha però mostrato che quei ragazzi che si sentono più competenti, sono poi quelli che si espongono di più ai comportamenti a rischio. In particolare, sono quelli che più degli altri inviano frequentemente fotografie a persone che hanno conosciuto in Internet, che pubblicano o spediscono immagini intime, che inoltrano immagini o video senza autorizzazione e sapendo di fare cosa poco gradita. I più competenti (o presunti tali) sono anche quelli che hanno anche la tendenza più degli altri ad accordarsi per incontrare persone che non conoscono di persona (ossia “amici” trovati online).

Questo risultato potrebbe sembrare paradossale, ma in realtà conferma quanto hanno già mostrato anche altre indagini ([1], [2]): l’abilità d’uso della Rete porta a sfruttarla di più e di conseguenza a esporsi di più ai suoi rischi.

Nel nostro caso sottolineiamo che un malinteso senso di autoefficacia e di superiorità rispetto ai possibili incidenti può diventare il peggior consigliere dei ragazzi in Rete. Si cade nel classico effetto Dunning – Kruger ([3]): ragazzi inesperti, che hanno una percezione distorta delle proprie capacità di gestione delle comunicazioni e relazioni in Rete, si illudono delle proprie possibilità di successo in una certa impresa; gli incompetenti tendono a commettere errori di autovalutazione, mentre all’opposto può accadere che chi è realmente competente si sottostimi, in particolare equivocando sul conto degli altri. La conoscenza tecnica protegge dai rischi se chi la possiede conosce il contesto nel quale si muove e la applica. Ma la pura abilità d’uso non basta per gestire i processi sociali e relazionali sottesi e deve intrecciarsi alle competenze etiche – legate al saper tutelare se stessi e la propria privacy, comportandosi allo stesso tempo in modo rispettoso nei confronti degli altri –, e alle competenze sociali – il saper gestire in maniera appropriata la complessità relazionale della comunicazione con gli altri ([4], [5]).

Nel prossimo post parleremo del problema della formazione degli adolescenti alla Rete e del risultato più inquietante che abbiamo incontrato nell’interpretazione dei dati del questionario.

Bibliografia
[1] Livingstone, S., Bober, M., & Helsper, E. (2005). Internet literacy among children and young people: findings from the UK Children Go Online project. London: LSE Research Online. Disponibile online all’indirizzo: http://eprints.lse.ac.uk/archive/00000397.
[2] Mascheroni, G. (2012). Competenze online e digital literacy. In: G. Mascheroni (a cura di), I ragazzi e la rete (pp. 89-110), Brescia: La Scuola.
[3] Kruger, J., & Dunning, D. (1999). Unskilled and unaware of it: how difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments. Journal of Personality and Social Psychology, 77 (6), 1121-1134
[4] Calvani, A., Fini, A., & Ranieri, M. (2010). La competenza digitale nella scuola. Trento: Erickson.
[5] Ranieri, M., & Manca, S. (2014). Social network e dimensioni educative. Bricks, 4 (4), 11-19.

Gli adolescenti e i rischi di Internet

giovedì, marzo 3rd, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.
Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

E affrontiamo il discorso dei rischi di Internet, che tanto preme a genitori, docenti, educatori, insomma a tute le figure educative che hanno a che fare con gli adolescenti e che li vedono sempre impegnati in conversazioni in rete con nonsisachi.
Per quanto riguarda i comportamenti a rischio, il questionario somministrato agli studenti delle scuole superiori presentava domande relative alla frequenza di alcune attività che svolgono in Rete che possono esporli a rischi, in relazione alla possibilità di adescamento da parte di malintenzionati, al pregiudizio della propria immagine e alla diffamazione.  Inoltre, alcune domande vertevano sul tema del cyberbullismo.
Ritaglio della copertina di Virtuale e/è realeDai dati della nostra ricerca si nota che più del 30% dei ragazzi incontra persone conosciute inizialmente in Rete: andando a riprendere i dati delle nostre precedenti indagini ([1], [2]), si nota che è una percentuale in progressivo calo dal 44.1% del 2009 al 34.9 del 2012, e non necessariamente significa che si incontrano mostri, ma è piuttosto alta.
La percentuale di chi invia fotografie a persone conosciute in Rete raggiunge il 42.3%, in deciso aumento rispetto al passato, presumibilmente aiutata dall’affermazione di strumenti come WhatsApp, che fluidificano la trasmissione di immagini.
La pubblicazione o spedizione di immagini intime ha carattere più occasionale e limitato, ma riguarda pur sempre il 16.4% del campione, mentre la percentuale di chi fruisce di documenti multimediali intimi è circa doppia, segno che il pubblico della singola immagine va oltre il diretto destinatario.
Nel caso di accordi con sconosciuti, invio di fotografie a sconosciuti e visione di immagini intime le percentuali di comportamento frequente dei maschi sono più alte di quelle delle femmine. Per quanto riguarda la pubblicazione o spedizione di immagini intime, la situazione si ribalta. Non c’è significativa differenza tra le percentuali di ogni parametro nel confronto tra la popolazione dei “sempre connessi” e quella di chi non ha connettività mobile.
Le percentuali alle scuole medie sono solo di poco più basse.
Terrei a ricordare, però, che molti degli strumenti di comunicazione usati dai preadolescenti prevedono limitazioni d’uso in base all’età che sono regolarmente violate. Per esempio, Facebook e Instasgram prevedono il limite dei 13 anni e WhatsApp dei 16. E tuttavia WhatsApp è diventato lo strumento principe per la comunicazione tra i ragazzi e le loro famiglie. Se ne deduce che le famiglie sono “complici” delle violazioni, vuoi per ignoranza da parte dei genitori dei termini d’uso, vuoi per leggerezza o per un più o meno meditato tornaconto personale legato alla comodità ed economicità dello strumento, o all’intento di far prendere confidenza con il mondo digitale ai ragazzi.
Per quanto riguarda il cyberbullismo, l’1.3% degli studenti delle secondarie di secondo grado e il 3.8% di quelli del primo grado hanno risposto di essere stati direttamente coinvolti in episodi di cyberbullismo. È anche vero che ben il 42,7% degli studenti delle medie dice di essere stato oggetto almeno qualche volta di insulti o commenti cattivi o poco gentili via Internet. Dai dati emerge anche che il 3,9% degli studenti delle superiori e il 13,8% di quelli delle medie ignorano il significato del termine cyberbullismo: pare indubbio che sia opportuno e urgente attivare interventi di formazione sul tema.
Nel prossimo post parleremo brevemente dell’uso delle tecnologie nelle scuole.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.

L’immagine dei social nei media italiani

giovedì, febbraio 11th, 2016

Riprendiamo il discorso su adolescenti e social networks cominciato nel post precedente.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Dicevamo allora dello scollamento tra l’immagine dei social data dai media e le evidenze delle nostre tre ricerche condotte tra il 2008 e il 2015 ([1], [2], [3]).

Era successo nelle indagini passate con i casi di Netlog, SecondLife e MySpace, è capitato quest’anno nel rilevare l’inconsistenza dell’uso di Periscope, che pure nelle settimane nelle quali si svolgeva la nostra indagine era pompato dalla stampa.

Ritaglio della copertina di Virtuale e/è realeUna considerazione simile può farsi in relazione a Twitter, che è certamente uno strumento di grande successo in altre comunità anche ampie di utenti di Rete (a cominciare da quella dei giornalisti), ma non è particolarmente adeguato a usi e costumi degli adolescenti, se non per una fruizione gregaria di sequela di qualche celebrità.

Un terzo elemento di scollamento del mondo dei media rispetto alla realtà ci pare legato alla diffusione di Facebook, che da qualche tempo per i media è ciclicamente dato come in declino (salvo rilevare, come accaduto il 24 agosto 2015, il superamento della soglia del miliardo di utenti connessi in un solo giorno). Ne è un esempio una notizia diffusa da un’ANSA del 14 ottobre 2014 (http://bit.ly/ric2015a) e ripresa con grande enfasi da numerosi mezzi di informazione italiani (più misurato e ironico, oltreoceano, il commento dal Washington Post: http://bit.ly/ric2015b). La notizia titola che gli adolescenti sarebbero in calo su Facebook dal 72% al 45%. Per quanto anche noi abbiamo notato una diminuzione degli utenti di Facebook, in particolare nell’uso giornaliero, il dato del 45%, che è relativo al semplice uso di Facebook, non concorda con il nostro, che vede Facebook attestarsi sull’81.4%. Va anche sottolineato che l’indagine riportata dai media era stata svolta su un campione statunitense che prendeva in considerazione soltanto studenti di upper e middle class, mentre nelle nostra ricerche il campione è meno esclusivo. Resta da dire che in Italia si è voluto spiegare il tutto non, come nella ricerca e nei commenti di oltre oceano si cerca di fare (http://bit.ly/ric2015c, http://bit.ly/ric2015d, http://bit.ly/ric2015e), con la migrazione verso Instagram, ma andando a parlare di Whisper e YikYak, che nel nostro panorama attuale proprio non esistono, ma evidentemente solleticano la fantasia dei giornalisti nostrani per il gusto del peccato che portano con sé i servizi anonimi.

Riparleremo della diffusione di Facebook e di altri servizi online in un post a parte.

Nel prossimo post tratteremo della mutata dinamica adolescenti – adulti rispetto all’uso dei dispositivi telematici.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[3] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2015). Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile. Bergamo: Sestante edizioni.

Adolescenti e reti sociali nell’era della comunicazione mobile

venerdì, febbraio 5th, 2016

Il 26 gennaio 2016 si è tenuto, nell’Aula Magna della sede di Sant’Agostino dell’Università di Bergamo, il convegno “Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile”, nel corso del quale sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta nella primavera del 2015 dall’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale (Università di Bergamo, Provincia, Comune, Ats (ex ASL), Diocesi, associazioni di genitori e docenti).
La ricerca ha indagato modi, luoghi e tempi dell’uso delle comunicazioni telematiche tra i ragazzi bergamaschi dai 12 ai 19 anni (dalla seconda media alla fine delle superiori).
È la terza indagine di questo tipo, dopo quelle del 2008-2009 e del 2012, che erano state presentate nei due convegni “Adolescenti tra piazze reali e pazze virtuali” e “Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti” e in due volumi omonimi editi da Bergamo Università Press ([1], [2]), che anche quest’anno ha pubblicato un volume contenente le riflessioni scaturite nel corso dell’ultima ricerca ([3]).
Copertina del volume Virtuale e/è reale, a cura di Marco Lazzari e Marcella Jacono QuarantnoL’indagine del 2015 ha avvicinato oltre 2000 ragazzi con questionari, interviste, focus group.
L’essere giunti alla terza indagine, a partire da quella avviata nel 2008-2009, ha permesso di analizzare i dati non soltanto per fotografare l’esistente, ma anche per dare uno sguardo all’evoluzione in questi anni della diffusione delle tecnologie nella comunicazione degli adolescenti e dei relativi comportamenti. Il solo questionario del 2015 ha raccolto più di 400.000 risposte, che diventano più di un milione se si considerano le due edizioni passate.
Il punto di vista della ricerca è stato quello di chi vuole fornire chiavi di interpretazione dei modi di comunicare degli adolescenti che siano di utilità per gli adulti (genitori, docenti, educatori) che hanno a che fare tutti i giorni con i ragazzi delle nuove generazioni digitali e che sono preoccupati per i rischi che possono correre, ma anche desiderosi che ne colgano le opportunità.
Cominciamo in questo post a sintetizzare una delle principali evidenze emerse – seguiranno altri post.
Le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Cominciamo allora, nel prendere in considerazione le principali evidenze della ricerca, parlando della diffusione dei dispositivi mobili (soprattutto smartphone).
Nel triennio che ha separato la terza e la seconda campagna di indagine (2012-2015) si è avuto il boom della diffusione dei dispositivi mobili per la comunicazione: più del 90% degli studenti delle scuole medie ha a disposizione un telefono con connessione alla Rete e la percentuale sale al 98% alle scuole superiori.
Questo ha cambiato la comunicazione tra i ragazzi: non ha più molto senso stare a distinguere tra piazze reali e virtuali di incontro, ma si può piuttosto parlare di spazi ibridi ([4]): l’uso dei servizi di Rete è ancora il modo per darsi appuntamenti negli spazi fisici e però non viene poi interrotto nel momento dell’incontro, ma continua a caratterizzarlo, in un’esperienza nella quale la “terza famiglia” ([5]) delle amicizie virtuali è compresente all’incontro con gli amici o con la famiglia naturale.
Portarsi appresso in ogni dove strumenti come lo smartphone o il tablet significa portare i social networks dentro agli spazi fisici, e viceversa avere un costante e immediato (in tempo reale) rispecchiamento della realtà tangibile nei social (la foto delle portate al ristorante o il selfie con la celebrità di passaggio subito pubblicati in Rete per la delizia degli amici).
La diffusione degli smartphone rende però inservibili le strategie famigliari di controllo degli anni scorsi, basate su filtri impostati nel pc di casa.
Se vogliamo, questo risultato della ricerca può sembrare banale, in quanto abbastanza evidente di per sé se ci si guarda intorno. Inoltre, i media lo sottolineano da lungo tempo.
Diciamo allora che la ricerca ci ha permesso di “misurare” la vera entità del fenomeno. Diciamo anche che, negli ormai tanti anni che abbiamo dedicato a indagare le modalità e gli strumenti di comunicazione degli adolescenti, ci siamo resi conto che sovente le evidenze delle nostre indagini contrastano con l’immagine che i media danno spesso dell’uso dei social, sempre attenti a enfatizzare la novità e la moda transeunte.
Ne parleremo nel prossimo post.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[3] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2015). Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile. Bergamo: Sestante edizioni.
[4] de Souza e Silva, A. (2006). From cyber to hybrid: mobile technologies as interfaces of hybrid spaces. Space & Culture, 9 (3), 261-278.
[5] Cirillo, L., Buday, E., & Scodeggio, T. (2013). La terza famiglia. Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo.

Adolescenti in rete, consapevolezza e oblio

venerdì, aprile 1st, 2011

Scrivo due righe su una questione che io tendo a dare per scontata, ma tale non è.
Qualche giorno fa parlavo a un gruppo di professori, educatori e genitori a proposito dell’uso che gli adolescenti fanno della Rete e dei suoi strumenti.
Quando affronto questo genere di discorsi, la mia idea forte è quella della consapevolezza degli strumenti. Che poi declino nella inconsapevolezza degli adolescenti rispetto all’uso della Rete, sia per quanto riguarda le sue potenzialità, sia per ciò che concerne i rischi.

Prostitute tj

By Tomas Castelazo (Own work) CC-BY-SA-3.0 (www.creativecommons.org/ licenses/by-sa/3.0) or GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), via Wikimedia Commons

Sotto il capitolo rischi mi premono particolarmente le questioni legate alla reputazione, la Web reputation, e  un mio cavallo di battaglia in questo senso è citare la pubblicazione di testi e immagini riguardanti i propri eccessi: sabato da sballo, ciucca memorabile, foto di gruppo con bottiglia, puttan tour con documentazione video. Per farsi due risate con gli amici.
Siccome ho promesso solo due righe, la sintesi del mio discorso è: scrivilo oggi, riscrivilo domani, fotografati dopodomani, arriva il giorno che ti presenti al colloquio di assunzione alla multinazionale dei tuoi sogni o per immatricolarti nell’università americana di prestigio e quelli ti mandano a casa con disonore perché per i loro standard sei troppo ciucchettone o troppo maiala (e qui non indulgo a facili battute sulle attuali opportunità in politica).
Dunque giorni fa, arrivato al punto delle foto delle ciucche, dalla platea mi arriva la domanda: ma comunque se pubblico una foto osé in Internet, io ne ho il controllo, quindi quando viene il momento di giacca e cravatta posso sempre togliere la foto. O no?!
Fossi a lezione, farei il solito censimento:
“Favorevoli al no su la mano; al sì? Astenuti?”
La risposta giusta è no.
O meglio: le domande in realtà erano due.
La seconda era: posso toglierla? E la risposta è sì (con qualche eccezione, che vedremo).
Ma la prima domanda, quella principale, era: ho il controllo? E la risposta, ahinoi, è no. O per lo meno non l’ho nella misura assoluta alla quale faceva riferimento il discorso della mia interlocutrice dell’altra sera.
Qual è il problema?
Il problema è che magari io posso eliminare le mie foto esagerate, ma chi mi dice che qualcuno non se le sia scaricate e conservate e non le tiri fuori al momento giusto?
C’è sempre qualche macchina del fango parcheggiata in un angolo ad aspettare…
Far sparire fotografie compromettenti è difficile e i tentativi spesso sortiscono l’effetto opposto, ossia quello di richiamare attenzione: è il cosiddetto effetto Streisand, dal nome della cantante Barbra Streisand, che nel tentativo di impedire per vie legali la diffusione di fotografie che a sua detta minavano la sua privacy, ottenne l’effetto di richiamare su quelle stesse foto un’attenzione che non avrebbero altrimenti mai ricevuta. Come per il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale in certe circostanze non si possono misurare i dettagli di un sistema senza perturbarlo, così nel mondo della comunicazione di massa il tentativo di minimizzare gli effetti di un’informazione può invece amplificarli.

Indimenticabile Jack

L’indimenticabile Jack

Dell’effetto Streisand è stato vittima per esempio Jack Repplew (ho anagrammato il nome per non associarmi a quelli che diffondono le sue foto, per quanto non mi sia simpatico), un minorenne americano con aspirazioni e foto da divo che molla la morosa per poi scoprire che la fanciulla smanettona per vendetta ha riempito la rete di sue fotografie arricchite da commenti ironici; la mamma protesta con Google, la piccola ritorsione della pulzella abbandonata diventa un caso mondiale, le foto originali vengono rimosse, ma copie fioriscono ovunque, grazie alla memoria della cache di Google; e poi proliferano le imitazioni (quella che incollo qua sarà originale o tarocca?).
Leggere per credere.

Per non parlare del caso di una notissima nuotatrice francese e delle sue foto hard o del pornovideo amatoriale (in ogni senso) che anni fa ha visto come protagonista (e vittima) una ragazzina italiana che non nomino per non lasciare in giro ulteriori tracce su di lei.
E poi.
Tanti anni fa, credo nel 1996, mi procuro uno spazio web gratuito in uno dei primi siti che rendono disponibile un servizio del genere, Geocities. Ci faccio una pagnetta di link a siti web sul Cammino di Santiago, che tengo aggiornata fino al 2009, inizialmente con assiduità, poi un po’ meno, perché la sua utilità nell’era di Google è andata scemando.
Nel 2009 succede che Yahoo!, che da qualche anno ha comperato Geocities, decide di chiudere il servizio gratuito: se vuoi continuare a tenere le pagine da loro paghi, altrimenti te le cancellano. Tutti gli utenti ricevono con largo anticipo un avviso e un bel giorno il sito chiude. Come tanti altri, mi salvo per tempo la mia paginetta per ricordarmi dei tempi andati e amen.
E invece dopo un po’ scopro che non una, ma almeno due “organizzazioni” di antiquari della Rete hanno deciso di tramandare ai posteri tutto il vecchio Geocities. Così, se uno visita la pagina
http://www.oocities.org/athens/acropolis/5398/index.html
oppure la
http://reocities.com/athens/acropolis/5398/index.html
ci ritrova i miei vecchi link.
E allora?
E allora io dico che in questi casi uno avrebbe il diritto di reclamare l’oblio per quello che ha fatto; e invece gli viene negato: mentre nel vero Geocities io ero riconosciuto come utente e quindi ero padrone di cancellare quanto avevo scritto, nei suoi reperti archeologici non c’è modo di identificarmi operativamente come autore, dunque non posso intervenire. Dovessi in futuro scoprire un errore di html tale da vergognarmi di fronte ai miei studenti, niente da fare. Dovessi diventare musulmano e come tale poco incline a considerare Santiago Matamoros come un amico, niente da fare.
Tra parentesi, esiste un’istituzione di volontari che archiviano a beneficio dei nostri pronipoti i siti web di oggi per rivederli domani: hanno creato la Wayback Machine e anche lì si può trovare, manco a dirlo, una copia dei miei puntatori al Camino.

 

Salva