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Le neuroscienze e la mente degli adolescenti

giovedì, marzo 31st, 2016

Concludiamo qui il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

CervelloLe recenti ricerche delle neuroscienze, favorite dalle tecniche di risonanza magnetica (MRI) e di neuro immagine funzionale (fMRI), ci hanno progressivamente svelato molti aspetti prima ignoti dello sviluppo del cervello degli adolescenti e dello sviluppo delle aree cerebrali connesse con le attività sociali. Questi aspetti possono avere profonda influenza sul nostro modo di interpretare le azioni degli adolescenti e implicazioni sull’agire educativo.

In particolare, ora sappiamo che il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Tutti questi risultati ci danno una ragione per quanto già sapevamo dall’osservazione dei comportamenti degli adolescenti: i ragazzi durante l’adolescenza tendono (con leggerezza) ad assumersi più rischi di quanti non farebbero gli adulti e lo fanno in particolare quando sono in gruppo e possono trarne riconoscimento dai pari.

È però vero che recenti esperimenti mostrano che la vicinanza dei genitori (anche se inattiva) nel momento della presa di decisione influenza gli adolescenti a impegnarsi in processi cognitivi più maturi, li aiuta a riflettere e agire meno impulsivamente e a optare per scelte meno rischiose. Pare proprio che gli adolescenti agiscano non tanto o non solo perché la presenza del genitore (o dell’adulto educatore in senso lato) viene avvertita come quella di un sorvegliante da accondiscendere, quanto perché essa stimola nei soggetti una vera e propria riflessione sul rischio. Con la loro vicinanza, dunque, gli adulti possono positivamente intervenire nel processo di maturazione di comportamenti riflessivi.

Pare inoltre che rapporti conflittuali tra pari conducano all’assunzione di rischi maggiori (ed eventualmente eccessivi), mentre un buon clima di gruppo può aiutare ad assumere comportamenti meno trasgressivi. Allora dal punto di vista dell’educatore, che è poi quello che ha originato la nostra ricerca, possiamo dire che anche in questo senso che gli adulti possono e devono muoversi, favorendo l’instaurazione e il mantenimento di un clima positivo nei gruppi di adolescenti a loro legati da rapporti educativi.

Bibliografia di riferimento

Blakemore, S-J. (2012). Development of the social brain in adolescence. Journal of the Royal Society of Medicine, 105 (3), 111-116.

Bressa, G.M., Pisanu, N., Del Monte, M., & Improta, S. (2012). Reduci dall’adolescenza. Prospettive psicobiologiche, cliniche e socio-educative, Milano: FrancoAngeli.

Casey, B.J., Jones, M., & Hareb, T.A. (2008) The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences, 1124, 111-126.

Frith, U., Bishop, D., Blakemore, C., Blakemore, S-J., Butterworth, B., & Goswami, U. (2013). Neuroscience: implications for education and lifelong learning. Integrating Science and Practice, 3 (1), 6-10.

Gardner M, & Steinberg L. (2005). Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: an experimental study. Developmental Psychology, 41 (4), 625–635.

Giedd, J.N., Blumenthal, J., Jeffries, N.O., Castellanos, F.X., Liu, H., Zijdenbos, A., Paus, T., Evans, A.C., & Rapoport, J.L. (1999). Brain development during childhood and adolescence: a longitudinal MRI study. Nature neuroscience, 2 (10), 861-863.

Lebel, C, Walker, L, Leemans, A, Phillips, L, & Beaulieu. C. (2008) Microstructural maturation of the human brain from childhood to adulthood. NeuroImage, 40 (3), 1044-1055.

Lenroot, R.K., & Giedd, J.N. (2006). Brain development in children and adolescents: Insights from anatomical magnetic resonance imaging. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 30 (6), 718-729.

Mills, K.L., Lalonde, F., Clasen, L.S., Giedd, J.N., & Blakemore, S-J. (2014). Developmental changes in the structure of the social brain in late childhood and adolescence. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 9 (1), 123-131.

Steinberg, L. (2008). A social neuroscience perspective on adolescent risk-taking. Developmental Review, 28 (1), 78-106.

Telzer, E.H., Ichien, N.T., & Qu, Y. (2015). Mothers know best: redirecting adolescent reward sensitivity toward safe behavior during risk taking. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 10 (10), 1383-1391.

Wolf, L.K., Wright, N.D., Kilford, E.J., Dolan, R.J., & Blakemore, S-J. (2013). Developmental changes in effects of risk and valence on adolescent decision-making. Cognitive Development, 28 (3), 290-299.

Know-how, know-out, knock out

venerdì, novembre 21st, 2014

Al termine della correzione di un compitino di Didattica che a tratti mi pareva come l’estate dei Negramaro – che potesse non finire mai (e per una volta sarò stato del tutto consonante con i miei studenti), mi vien da pensare che, tra le tante definizioni che ho dato, devo aver scordato (dato per scontato) quella di know-how.

Perché, forse, se l’avessi definito per bene non avrei trovato tanti errori ortografici.

Compito a casa: scrivere dieci volte know-how e cercarne una bella definizione.

Per quanto riguarda gli errori, un classico è know-out: è diffusissimo, lo si sente dire a ogni angolo di strada e se uno gugola un po’ lo trova anche in sussiegosi siti aziendali. Siamo in buona compagnia.

Mi ha sorpreso un po’ “LA know-how“. Ci sono diatribe interminabili sul sesso dei termini inglesi emigrati in Italia, mi colpisce che un asset aziendale così macho come il know-how si tinga di rosa arrivando da noi. Ma, visto che abbiamo studiato LA conoscenza, LA capacità, LA competenza, ecco anche LA know-how (in contrapposizione all’ormai celebre “GLI abiri”, plurale di “L’abiro”).

Ho trovato interessante il know-now, che mi pare in linea con la mia insistenza sulla didattica situata: che cosa di più situato di un sapere hic et nunc?

A mettermi knock out è stata un’occorrenza di count how. Questa non so davvero come  contarla, se tra gli errori di ortografia o di senso. E però, a conti fatti, il compitino è andato mica male (spero nella consonanza).

 

know-how

foo foo foo foo foo

Come si pronuncia scaffolding

domenica, luglio 3rd, 2011

Cari studenti di pedagogia, lo so, lo so che voi e l’nglese…

Io stesso sono il principe degli scaccioni quando si tratta di pronunciare l’inglese, però…

… però due piaceri fatemi prima di venire all’orale di Tecnologie: imparatevi come si pronuncia scaffolding e già che ci siete anche cognitive.

Come fare?

Andate sul sito thefreedictionary.com e vi ascoltate l’audio della pronuncia di scaffolding e di cognitive cliccando sugli altoparlantini.

Poi pronunciatemeli all’americana, all’inglese o alla comevolete, ma basta con l’accento sulla o di scaffolding e con la gn di gnomo!

Parole d’amore scritte a macchina

lunedì, marzo 7th, 2011
Olivetti Lettera 22, public domain
Olivetti Lettera 22, public domain

Marco Belpoliti ha registrato per Radio 3 una puntata dedicata alla Olivetti Lettera 22. Da ex olivettiano, la linko qui.

Dice la descrizione del gruppo Facebook Olivetti, io c’ero: Riservato a tutte quelle persone che hanno avuto il privilegio di lavorare per questa grande multinazionale, ma soprattutto a quanti portano nel loro cuore il ricordo di un’Azienda capace di distinguesi nel mondo per il contenuto umano e culturale, oltre che professionale

C’è biodiversità in biblioteca?

mercoledì, settembre 22nd, 2010

Non stavate più nella pelle, vero? lo volevate sapere da sempre se in biblioteca c’è biodiversità.

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Se volete togliervi la voglia di svelare il mistero, approfittate dell’iniziativa della Regione Lombardia “Fai il pieno di cultura” e fate un salto a Cremona (se già non ci siete) venerdì 24 settembre 2010:

al Centro di Documentazione Ambientale della Provincia di Cremona, in via Sesto 41 (sede cremonese del Politecnico di Milano), verrete introdotti al mondo della biblioteconomia e inparticolare ai segreti di una raccolta scientifica.

L’incontro si intitola appunto C’é biodiversità in biblioteca?, dura dalle 9 alle 13 e vi resta il pomeriggio per visitare la città (le previsioni dicono che fino a sera non dovrebbe piovere).

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Per dettagli, trovate notizia e volantino nel sito dell’Ecomuseo del territorio padano.

Quando monitoravo il Duomo di Pavia col pendolo

lunedì, settembre 21st, 2009

Prima di tutto, onore ai caduti.

Ma permettiamoci di dire che i giornalisti italiani non si sono sprecati in fantasia nel parlare di quei poveri ragazzi morti in guerra. E così l’espressione “parà caduti” ha spopolato fra carta e Rete. Il Corriere on line titolava ieri “In Italia i parà caduti”. Lo so che il plurale di paracadute non è paracaduti e non c’è ambiguità, ma il mio orecchio avrebbe preferito altro.

Mi ricorda quel racconto di Campanile in cui Galileo dice al Granduca di aver scoperto che il mondo si muove. E come l’avete scoperto? gli chiede il Granduca. Col pendolo, risponde Galileo. Colpendolo con cosa? di rimando il Granduca. Come con cosa? Col pendolo e basta. E via di questo passo (da leggere: Vite degli uomini illustri). O quel film dove Benigni chiede un prestito in banca e il direttore gli chiede se ha cento milioni investiti. E Benigni… (da vedere: Tu mi turbi).

In settimana abbiamo anche avuto il Milan che “ha espugnato lo stadio di Marsiglia illuminato dal solito Pippo Inzaghi” (TG1, mercoledì – cito a spanne). Naturalmente Super Pippo ha illuminato il Milan, non lo stadio di Marsiglia. Ma la memoria di quella incursione di Adriano Galliani nello stadio di Marsiglia nel ’91 mi ha fatto pensare che Pippo si sia portato da casa le lampadine di ricambio. Per prudenza.

Questo per quel che riguarda il Milan. E la Nazionale? In Nazionale “sale Grosso sulla fascia” (Radio Rai). Così non si forma il ghiaccio per terra.

Edgar Morin, metodo, vita, conoscenza, essenza

domenica, agosto 23rd, 2009

A quando il volume della Méthode di Edgar Morin intitolato l’Essence de l’essence?
La volta che ho avuto il piacere e l’onore di fare la conoscenza con Edgar Morin, abbiamo chiacchierato non già dei massimi sistemi, ma delle cose di tutti i giorni. In particolare abbiamo parlato di profumi e ho così saputo che lui se li prepara personalmente, a partire da essenze di base che combina e miscela per ottenere le fragranza che gli piacciono.
Da allora mi aspetto che, dopo la Vita della vita e la Conoscenza della conoscenza, arrivi prima o poi un nuovo volume del Metodo intitolato L’essenza dell’essenza. Sono passati vent’anni e più, ma non dispero.