Archive for the ‘Social networks’ Category

Le neuroscienze e la mente degli adolescenti

giovedì, marzo 31st, 2016

Concludiamo qui il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

CervelloLe recenti ricerche delle neuroscienze, favorite dalle tecniche di risonanza magnetica (MRI) e di neuro immagine funzionale (fMRI), ci hanno progressivamente svelato molti aspetti prima ignoti dello sviluppo del cervello degli adolescenti e dello sviluppo delle aree cerebrali connesse con le attività sociali. Questi aspetti possono avere profonda influenza sul nostro modo di interpretare le azioni degli adolescenti e implicazioni sull’agire educativo.

In particolare, ora sappiamo che il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Tutti questi risultati ci danno una ragione per quanto già sapevamo dall’osservazione dei comportamenti degli adolescenti: i ragazzi durante l’adolescenza tendono (con leggerezza) ad assumersi più rischi di quanti non farebbero gli adulti e lo fanno in particolare quando sono in gruppo e possono trarne riconoscimento dai pari.

È però vero che recenti esperimenti mostrano che la vicinanza dei genitori (anche se inattiva) nel momento della presa di decisione influenza gli adolescenti a impegnarsi in processi cognitivi più maturi, li aiuta a riflettere e agire meno impulsivamente e a optare per scelte meno rischiose. Pare proprio che gli adolescenti agiscano non tanto o non solo perché la presenza del genitore (o dell’adulto educatore in senso lato) viene avvertita come quella di un sorvegliante da accondiscendere, quanto perché essa stimola nei soggetti una vera e propria riflessione sul rischio. Con la loro vicinanza, dunque, gli adulti possono positivamente intervenire nel processo di maturazione di comportamenti riflessivi.

Pare inoltre che rapporti conflittuali tra pari conducano all’assunzione di rischi maggiori (ed eventualmente eccessivi), mentre un buon clima di gruppo può aiutare ad assumere comportamenti meno trasgressivi. Allora dal punto di vista dell’educatore, che è poi quello che ha originato la nostra ricerca, possiamo dire che anche in questo senso che gli adulti possono e devono muoversi, favorendo l’instaurazione e il mantenimento di un clima positivo nei gruppi di adolescenti a loro legati da rapporti educativi.

Bibliografia di riferimento

Blakemore, S-J. (2012). Development of the social brain in adolescence. Journal of the Royal Society of Medicine, 105 (3), 111-116.

Bressa, G.M., Pisanu, N., Del Monte, M., & Improta, S. (2012). Reduci dall’adolescenza. Prospettive psicobiologiche, cliniche e socio-educative, Milano: FrancoAngeli.

Casey, B.J., Jones, M., & Hareb, T.A. (2008) The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences, 1124, 111-126.

Frith, U., Bishop, D., Blakemore, C., Blakemore, S-J., Butterworth, B., & Goswami, U. (2013). Neuroscience: implications for education and lifelong learning. Integrating Science and Practice, 3 (1), 6-10.

Gardner M, & Steinberg L. (2005). Peer influence on risk taking, risk preference, and risky decision making in adolescence and adulthood: an experimental study. Developmental Psychology, 41 (4), 625–635.

Giedd, J.N., Blumenthal, J., Jeffries, N.O., Castellanos, F.X., Liu, H., Zijdenbos, A., Paus, T., Evans, A.C., & Rapoport, J.L. (1999). Brain development during childhood and adolescence: a longitudinal MRI study. Nature neuroscience, 2 (10), 861-863.

Lebel, C, Walker, L, Leemans, A, Phillips, L, & Beaulieu. C. (2008) Microstructural maturation of the human brain from childhood to adulthood. NeuroImage, 40 (3), 1044-1055.

Lenroot, R.K., & Giedd, J.N. (2006). Brain development in children and adolescents: Insights from anatomical magnetic resonance imaging. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 30 (6), 718-729.

Mills, K.L., Lalonde, F., Clasen, L.S., Giedd, J.N., & Blakemore, S-J. (2014). Developmental changes in the structure of the social brain in late childhood and adolescence. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 9 (1), 123-131.

Steinberg, L. (2008). A social neuroscience perspective on adolescent risk-taking. Developmental Review, 28 (1), 78-106.

Telzer, E.H., Ichien, N.T., & Qu, Y. (2015). Mothers know best: redirecting adolescent reward sensitivity toward safe behavior during risk taking. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 10 (10), 1383-1391.

Wolf, L.K., Wright, N.D., Kilford, E.J., Dolan, R.J., & Blakemore, S-J. (2013). Developmental changes in effects of risk and valence on adolescent decision-making. Cognitive Development, 28 (3), 290-299.

Il problema della formazione degli adolescenti alla Rete

giovedì, marzo 24th, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

La Scuola di Atene, particolare Il risultato meno scontato e per certi versi più inquietante dell’indagine condotta nelle scuole bergamasche sui modi e i tempi delle comunicazioni telematiche degli adolescenti è dato dal fatto che i ragazzi che più degli altri hanno partecipato a incontri di formazione su Internet sono quelli più esposti ai rischi.

In qualunque modo si raggruppino i dati relativi alle domande sulla frequenza agli incontri e quelli relativi ai comportamenti a rischio, si finisce per trovare una correlazione.

L’evidenza deve fare riflettere sul tipo di formazione che viene proposta ai ragazzi, che forse è troppo orientata alla pura abilità d’uso e alla dimensione tecnologica della competenza e non a quelle competenze cognitive, etiche e sociali ([1], [2]) che abbiamo introdotto nel post precedente.

Un approccio alla formazione che punti a sviluppare solo i rudimenti tecnici e le abilità digitali ha il fiato corto; le agenzie educative devono accompagnare la promozione dell’abilità d’uso degli strumenti informatici negli adolescenti a quella della conoscenza del mondo dei media e allo sviluppo del senso critico nei confronti dell’informazione che circola in Rete.

Tutto ciò deve essere supportato dalla cura per le competenze di interazione sociale (ivi compresa l’educazione all’affettività), di comunicazione efficace e di risoluzione dei conflitti, e dall’attenzione allo sviluppo dell’intelligenza emotiva dei ragazzi.

Nel prossimo post, che conclude questa rassegna di spunti di riflessione tratti dall’esame del questionario, getteremo un occhio su quanto le ricerche nel campo delle neuroscienze ci dicono a proposito degli adolescenti e del loro modo di comportarsi.

Bibliografia
[1] Calvani, A., Fini, A., & Ranieri, M. (2010). La competenza digitale nella scuola. Trento: Erickson.
[2] Ranieri, M., & Manca, S. (2014). Social network e dimensioni educative. Bricks, 4 (4), 11-19.

Il paradosso della competenza digitale

giovedì, marzo 17th, 2016

Dopo una divagazione sull’uso delle tecnologie nella scuola italiana, torniamo al discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Affrontiamo ora una situazione strana emersa dai dati, che abbiamo definito il paradosso della competenza digitale.Laptop, public domain image

Un certo numero di domande del questionario somministrato nelle scuole secondarie di Bergamo e Provincia è stato predisposto per indagare come i ragazzi si percepiscono competenti rispetto all’uso delle tecnologie digitali. Questo perché siamo partiti dal presupposto che la competenza digitale sia il fondamento per un uso corretto della Rete e per evitarne i rischio. Sono anche state inserite domande per tentare di misurare la competenza dei ragazzi, andando oltre la loro percezione.

In generale i ragazzi si sentono competenti, anche se l’analisi suscita il sospetto che si confonda la competenza con l’abilità d’uso che deriva dalla familiarità con gli strumenti.

L’analisi statistica dei dati ci ha però mostrato che quei ragazzi che si sentono più competenti, sono poi quelli che si espongono di più ai comportamenti a rischio. In particolare, sono quelli che più degli altri inviano frequentemente fotografie a persone che hanno conosciuto in Internet, che pubblicano o spediscono immagini intime, che inoltrano immagini o video senza autorizzazione e sapendo di fare cosa poco gradita. I più competenti (o presunti tali) sono anche quelli che hanno anche la tendenza più degli altri ad accordarsi per incontrare persone che non conoscono di persona (ossia “amici” trovati online).

Questo risultato potrebbe sembrare paradossale, ma in realtà conferma quanto hanno già mostrato anche altre indagini ([1], [2]): l’abilità d’uso della Rete porta a sfruttarla di più e di conseguenza a esporsi di più ai suoi rischi.

Nel nostro caso sottolineiamo che un malinteso senso di autoefficacia e di superiorità rispetto ai possibili incidenti può diventare il peggior consigliere dei ragazzi in Rete. Si cade nel classico effetto Dunning – Kruger ([3]): ragazzi inesperti, che hanno una percezione distorta delle proprie capacità di gestione delle comunicazioni e relazioni in Rete, si illudono delle proprie possibilità di successo in una certa impresa; gli incompetenti tendono a commettere errori di autovalutazione, mentre all’opposto può accadere che chi è realmente competente si sottostimi, in particolare equivocando sul conto degli altri. La conoscenza tecnica protegge dai rischi se chi la possiede conosce il contesto nel quale si muove e la applica. Ma la pura abilità d’uso non basta per gestire i processi sociali e relazionali sottesi e deve intrecciarsi alle competenze etiche – legate al saper tutelare se stessi e la propria privacy, comportandosi allo stesso tempo in modo rispettoso nei confronti degli altri –, e alle competenze sociali – il saper gestire in maniera appropriata la complessità relazionale della comunicazione con gli altri ([4], [5]).

Nel prossimo post parleremo del problema della formazione degli adolescenti alla Rete e del risultato più inquietante che abbiamo incontrato nell’interpretazione dei dati del questionario.

Bibliografia
[1] Livingstone, S., Bober, M., & Helsper, E. (2005). Internet literacy among children and young people: findings from the UK Children Go Online project. London: LSE Research Online. Disponibile online all’indirizzo: http://eprints.lse.ac.uk/archive/00000397.
[2] Mascheroni, G. (2012). Competenze online e digital literacy. In: G. Mascheroni (a cura di), I ragazzi e la rete (pp. 89-110), Brescia: La Scuola.
[3] Kruger, J., & Dunning, D. (1999). Unskilled and unaware of it: how difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments. Journal of Personality and Social Psychology, 77 (6), 1121-1134
[4] Calvani, A., Fini, A., & Ranieri, M. (2010). La competenza digitale nella scuola. Trento: Erickson.
[5] Ranieri, M., & Manca, S. (2014). Social network e dimensioni educative. Bricks, 4 (4), 11-19.

Le tecnologie informatiche nella scuola italiana

giovedì, marzo 10th, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Oggi affrontiamo brevemente un altro tema di cui si è occupato il questionario somministrato agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori di Bergamo e Provincia, quello dell’uso delle tecnologie informatiche nella scuola.

Dalle risposte alle nostre domande risulta che l’uso delle tecnologie informatiche nella scuola è decisamente aumentato negli ultimi anni, in particolare rispetto alla nostra precedente rilevazione del 2012 ([1], [2]).

LIM, Lavagna Interattiva Multimediale, immagine di pubblico dominioSe facciamo riferimento alle scuole medie, oggi l’uso della LIM è diventato frequente per il 57% degli studenti, mentre nel 2012 soltanto il 27% dichiarava di far lezione con questo strumento. Di conseguenza, anche la didattica è diventata più multimediale, con il ricorso frequente ad audio e video (che passano dall’8 al 37% in tre anni). Anche l’uso di computer e proiettore è in crescita, e passa da un vero e proprio sottoutilizzo (nel 2012 l’80% degli studenti dichiarava di usare “poco” o “per niente” il pc in classe) a un discreto impiego (oggi il 49% li adopera frequentemente). Come ci si poteva attendere (ma sappiamo che non tutto l’ovvio è reale), cresce sensibilmente anche Internet: nel 2015 più della metà dei ragazzi dice che in classe è usata spesso, mentre nel 2012 la percentuale era poco sopra il 10%.

I dati, dunque, ci dicono che in tre anni è sensibilmente cresciuta la frequenza d’uso delle tecnologie in classe. Però questo cambiamento è lento e non radicale: se andiamo a vedere di quali strumenti si fa oggi un uso più frequente in classe (LIM, computer e proiettore), ci appare evidente che c’è ancora una forte separazione tra ambienti didattici e non.

La LIM, infatti, è la tecnologia “scolastica” per eccellenza: è vero che introduce la multimedialità in classe, ma non è detto che metta in stretto contatto l’ambiente formale di apprendimento e l’extra-scuola. Ne è testimonianza il fatto che la partecipazione degli insegnanti a sistemi di condivisione delle informazioni in Rete resta ancora marginale: ai gruppi di WhatsApp partecipano insegnanti nell’8% dei casi, strumenti come Dropbox e Google Drive non vanno oltre il 7 e il 3% rispettivamente.

Inoltre, in questi tre anni non è cresciuto – con la stessa rilevanza – l’uso in classe di lettori multimediali (11%) come tablet, lettori mp3, ebook reader che, grazie alla loro portabilità, potrebbero orientare verso una progettazione didattica comune a diversi contesti.

C’è da aggiungere, infine, che l’uso delle tecnologie in classe non incontra molto il favore degli studenti: andando a leggere le risposte degli studenti delle superiori che ne fanno uso in classe per precisa scelta della scuola, emerge che solo in percentuali limitate ritengono che il loro impiego sia efficace (Molto: 12.5%; Poco o per niente: 40.8%) e che renda lo studio più facile (8%; 55.9%), e se ne dichiarano soddisfatti (13.9%; 43.6%); probabilmente questo è da mettere in relazione al fatto che ben pochi pensano che le tecnologie a scuola siano ben sfruttate (Molto: 6%; Poco o per niente: 63.3%).

Nel prossimo post ci occuperemo di competenza digitale e di una situazione paradossale che abbiamo verificato.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Baroni, F., & Lazzari, M. (2015). Studenti preadolescenti e uso degli strumenti telematici tra scuola ed extra-scuola: confronto a tre anni di distanza. Atti del Congresso EM&M Italia 2015, Genova, Italy (paper SES-B1/61). Disponibile online all’indirizzo: http://bit.ly/emem2015-61

Gli adolescenti e i rischi di Internet

giovedì, marzo 3rd, 2016

Continuiamo il discorso sull’uso dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.
Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

E affrontiamo il discorso dei rischi di Internet, che tanto preme a genitori, docenti, educatori, insomma a tute le figure educative che hanno a che fare con gli adolescenti e che li vedono sempre impegnati in conversazioni in rete con nonsisachi.
Per quanto riguarda i comportamenti a rischio, il questionario somministrato agli studenti delle scuole superiori presentava domande relative alla frequenza di alcune attività che svolgono in Rete che possono esporli a rischi, in relazione alla possibilità di adescamento da parte di malintenzionati, al pregiudizio della propria immagine e alla diffamazione.  Inoltre, alcune domande vertevano sul tema del cyberbullismo.
Ritaglio della copertina di Virtuale e/è realeDai dati della nostra ricerca si nota che più del 30% dei ragazzi incontra persone conosciute inizialmente in Rete: andando a riprendere i dati delle nostre precedenti indagini ([1], [2]), si nota che è una percentuale in progressivo calo dal 44.1% del 2009 al 34.9 del 2012, e non necessariamente significa che si incontrano mostri, ma è piuttosto alta.
La percentuale di chi invia fotografie a persone conosciute in Rete raggiunge il 42.3%, in deciso aumento rispetto al passato, presumibilmente aiutata dall’affermazione di strumenti come WhatsApp, che fluidificano la trasmissione di immagini.
La pubblicazione o spedizione di immagini intime ha carattere più occasionale e limitato, ma riguarda pur sempre il 16.4% del campione, mentre la percentuale di chi fruisce di documenti multimediali intimi è circa doppia, segno che il pubblico della singola immagine va oltre il diretto destinatario.
Nel caso di accordi con sconosciuti, invio di fotografie a sconosciuti e visione di immagini intime le percentuali di comportamento frequente dei maschi sono più alte di quelle delle femmine. Per quanto riguarda la pubblicazione o spedizione di immagini intime, la situazione si ribalta. Non c’è significativa differenza tra le percentuali di ogni parametro nel confronto tra la popolazione dei “sempre connessi” e quella di chi non ha connettività mobile.
Le percentuali alle scuole medie sono solo di poco più basse.
Terrei a ricordare, però, che molti degli strumenti di comunicazione usati dai preadolescenti prevedono limitazioni d’uso in base all’età che sono regolarmente violate. Per esempio, Facebook e Instasgram prevedono il limite dei 13 anni e WhatsApp dei 16. E tuttavia WhatsApp è diventato lo strumento principe per la comunicazione tra i ragazzi e le loro famiglie. Se ne deduce che le famiglie sono “complici” delle violazioni, vuoi per ignoranza da parte dei genitori dei termini d’uso, vuoi per leggerezza o per un più o meno meditato tornaconto personale legato alla comodità ed economicità dello strumento, o all’intento di far prendere confidenza con il mondo digitale ai ragazzi.
Per quanto riguarda il cyberbullismo, l’1.3% degli studenti delle secondarie di secondo grado e il 3.8% di quelli del primo grado hanno risposto di essere stati direttamente coinvolti in episodi di cyberbullismo. È anche vero che ben il 42,7% degli studenti delle medie dice di essere stato oggetto almeno qualche volta di insulti o commenti cattivi o poco gentili via Internet. Dai dati emerge anche che il 3,9% degli studenti delle superiori e il 13,8% di quelli delle medie ignorano il significato del termine cyberbullismo: pare indubbio che sia opportuno e urgente attivare interventi di formazione sul tema.
Nel prossimo post parleremo brevemente dell’uso delle tecnologie nelle scuole.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.

Diffusione dei social tra gli adolescenti

giovedì, febbraio 25th, 2016

Riprendiamo dunque il discorso sulla diffusione (e il gradimento) dei social networks tra gli adolescenti, cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Anticipavamo nel post precedente che rispetto all’indagine del 2012 ([1]) abbiamo riscontrato nelle scelte dei ragazzi delle medie e delle superiori tre fenomeni piuttosto marcati: il calo di Facebook, la crescita di Instagram, l’esplosione di WhatsApp

Alle superiori Facebook è usato tutti i giorni dal 49.3% dei ragazzi, in calo rispetto al passato; Instagram dal 47.2% e WhatsApp dal 93%. Alle medie le percentuali sono rispettivamente del 16.1, 47 e 78.5%.

I tre dati presi insieme possono essere interpretati in questo modo:

uso WhatsApp quando ho qualcosa da dire a qualcuno (il singolo o il piccolo gruppo),

Instagram quando voglio condividere un’esperienza con la subitaneità della comunicazione visiva,

Facebook quando voglio divulgare una riflessione.

L’immediatezza della condivisione di immagini fa sì che Instagram nella fascia di età delle medie sia preferito a Facebook, più impegnativo e non a caso usato di più nelle scuole superiori, dove WhatsApp è indicato come lo strumento preferito per inviare immagini (dall’89.9%), chattare (93.5) e confidarsi con gli amici (79.8), Instagram è la prima scelta per la pubblicazione di immagini (42.4%), Facebook per la diffusione di notizie (40.5), e la posta elettronica per inviare documenti (56.1).

Paragonando i dati a quelli delle indagini precedenti ([1], [2]), abbiamo potuto assistere a una parabola di Facebook: nell’autunno del 2008, in una prima somministrazione pilota, solo il 30% degli intervistati aveva dichiarato di aver usato qualche volta Facebook; nella primavera del 2009 la percentuale era salita al 66%; nella primavera del 2012, si era portata all’89.9%; e nella primavera del 2015 si è attestata all’81.4%. Il calo non è così netto, anche se rileviamo che è diminuita la percentuale di utenti giornalieri a favore di WhatsApp, Instagram e dello stesso Facebook Messenger.

Percentuale di utenti di Facebook (studenti delle superiori)

La parabola di Facebook, dati 2008-2015

Si può ora dire che Facebook è inteso come strumento elettivo per l’informazione, WhatsApp per la comunicazione diretta, Instagram per la diffusione di immagini (sarà magari opportuno ricordare che si tratta di prodotti della stessa azienda, dunque il riposizionamento di Facebook è anche ascrivibile a una precisa strategia aziendale).

Le percentuali degli utenti che fanno uso quotidiano di Facebook variano nelle superiori dal 32% delle classi prime al 63.1 delle quinte: si può trattare di una spia della progressiva disaffezione allo strumento da parte delle nuove coorti, così come invece l’indicatore del fatto che Facebook è uno strumento più adeguato a comunicazioni “più adulte”.

Come avevamo già detto un paio di post orsono, Facebook dunque cala, ma non tanto quanto a volte i media vorrebbero farci credere.

Nella tabella che segue mostriamo la frequenza d’uso tra gli studenti delle superiori di alcuni dei principali servizi online (in realtà ne abbiamo “misurati” molti di più, ma gli altri hanno “numeri piccoli” e lo spazio qui è poco).

Frequenza d’uso dichiarata per alcuni servizi telematici (studenti delle superiori; dati in percentuale)

Ask.fm Facebook Facebook Messenger Instagram Twitter WhatsApp
Mai

63.7

18.6 28.7 29.9 78.6 2.5

Ogni tanto

15.0

15.7 28.2 8.9 12.2

1.3

Spesso

6.4

16.3 20.7 14.0 5.1

3.2

Tutti i giorni

9.0 49.3 22.4 47.2 4.1

93.0

Nel prossimo post tratteremo dei comportamenti a rischio messi in atto dagli adolescenti che usano Internet.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2013). Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.

I social nella dinamica adolescenti – adulti

giovedì, febbraio 18th, 2016

Riprendiamo il discorso su adolescenti e social networks cominciato nei post precedenti e ispirato dalle evidenze dell’ultima ricerca che abbiamo condotto all’interno dell’Osservatorio per la comunicazione adolescenziale tra reale e virtuale.

Ricordo che le riflessioni riportate qui sono sintesi di quanto esposto in:

Marco Lazzari (2015). Spazi ibridi tra la Rete e la Piazza: l’evoluzione della comunicazione degli adolescenti ai tempi dello smartphone. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 45-80) Bergamo: Bergamo University Press

Marco Lazzari (2015). Pre-adolescenti nella Rete: l’uso di Internet tra gli studenti delle scuole medie. In Marco Lazzari e Marcella Jacono Quarantino (a cura di), Virtuale e/è reale. Adolescenti e reti sociali nell’era del mobile (pp. 81-101) Bergamo: Bergamo University Press

Oggi parliamo di come è cambiata nel tempo la dinamica adolescenti – adulti rispetto all’uso dei dispositivi telematici

Negli anni scorsi si rilevava come le moderne tecnologie comunicative acuissero la distanza tra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti, portando gli uni a escludere gli altri dalla propria esperienza ([1]). Tecnologie che allontanavano, più che avvicinare.

Nel giro di pochi anni le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si sono diffuse in tutte le generazioni: WhatsApp è diventato lo strumento elettivo per comunicare con i genitori, più di 3 ragazzi delle superiori su 4 lo usano per questo scopo, il 16.8% lo fa più volte al giorno, contro il 13.3% che ricorre alla classica telefonata.

Nella tabella qui sotto riportiamo i dati completi rilevati dalla nostra indagine in relazione alla domanda sulla frequenza d’uso di vari servizi di comunicazione tra i ragazzi interpellati e i genitori.

Parlando al telefono Con SMS Con servizi di messaggistica come WhatsApp Con social networks Con e-mail
Mai 1.7 11.3 23.6 79.5

82.9

Raramente

18.5

21.9 11.4 12.7

11.4

Più volte al mese

12.3

15.4 9.0 1.9

3.1

Più volte alla settimana

28.1

23.7 20.4 2.7

1.6

Tutti i giorni (o quasi)

26.1

18.2 18.8 1.7

0.8

Più volte al giorno

13.3

9.4 16.8 1.4

0.2

Frequenza d’uso dichiarata per alcuni servizi telematici nella comunicazione con i genitori (studenti delle superiori; dati percentuali)

La diffusione degli strumenti telematici tra gli adulti può far pensare che la famiglia possa oggi assumere un ruolo diverso rispetto all’educazione digitale dei figli, con più presenza e meno delega. Si può sperare in una sinergia tra figli e genitori, in una co-costruzione di competenze che andrebbe addirittura oltre l’effetto di “trascinamento al digitale” delle famiglie da parte dei ragazzi ([2]).

L’esplosione di WhatsApp di questi anni è stata accompagnata dalla crescita di Instagram, che piace molto agli studenti delle scuole medie, e dal calo di Facebook, che negli anni ha subito un riposizionamento. Ne parleremo nel prossimo post.

Bibliografia
[1] Lazzari, M., & Jacono Quarantino, M. (a cura di) (2010). Adolescenti tra piazze reali e piazze virtuali. Bergamo: Sestante edizioni.
[2] Ferri, P. (2011). Nativi digitali. Milano: Bruno Mondadori.