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La lingua che cambia in un mondo che cambia

giovedì, dicembre 11th, 2014

Un amico mi racconta che a lezione di Excel una studentessa lo chiama e gli dice come mai la cella le si è riempita di hashtag.

Di hashtag?

Di hashtag.

Non di cancelletti, di gratelle, come dicevamo a Pisa, di diesis, come diceva quel mio amico che studiava a Brescia.

No, di hashtag.

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Foto di Nike di Samotracia, Museo del Louvre, immagine di pubblco dominioSono di una generazione che giocava in cortile, le scarpe da ginnastica erano di due tipi, quelle blu e quelle bianche, non stava bene metterle a scuola, però in gita sì e ci si andava una volta all’anno con il curato dell’oratorio, a Bacedasco Terme (ma si diceva solo Bacedasco, perché allora le terme erano da vecchi e sfigati). Un bel giorno abbiamo scoperto che c’erano scarpe da ginnastica che si chiamavano Nike (pronuncia niche) come la Nike di Samotracia.

Verso la fine del millennio ho cominciato a insegnare, era un po’ che non vedevo ragazzi, ho scoperto che erano cresciuti con il Gameboy, venivano a lezione con le sneackers, facevano l’ultimo dell’anno in un albergo con spa, al liceo erano stati in gita a Praga, Barcellona e Parigi, dove avevano visto una statua che si chiamava come le loro scarpe, la Nike di Samotracia (pronuncia naichi di Samotracia).

D’altra parte, ho scritto nike in Google immagini e ho trovato la Nike che dico io all’incirca in cinquecentesima posizione. Immagino che i miei studenti di oggi mi percepiscano più o meno come suo coetaneo. Solo un piccolo errore di parallasse.

Quando monitoravo il Duomo di Pavia col pendolo

lunedì, settembre 21st, 2009

Prima di tutto, onore ai caduti.

Ma permettiamoci di dire che i giornalisti italiani non si sono sprecati in fantasia nel parlare di quei poveri ragazzi morti in guerra. E così l’espressione “parà caduti” ha spopolato fra carta e Rete. Il Corriere on line titolava ieri “In Italia i parà caduti”. Lo so che il plurale di paracadute non è paracaduti e non c’è ambiguità, ma il mio orecchio avrebbe preferito altro.

Mi ricorda quel racconto di Campanile in cui Galileo dice al Granduca di aver scoperto che il mondo si muove. E come l’avete scoperto? gli chiede il Granduca. Col pendolo, risponde Galileo. Colpendolo con cosa? di rimando il Granduca. Come con cosa? Col pendolo e basta. E via di questo passo (da leggere: Vite degli uomini illustri). O quel film dove Benigni chiede un prestito in banca e il direttore gli chiede se ha cento milioni investiti. E Benigni… (da vedere: Tu mi turbi).

In settimana abbiamo anche avuto il Milan che “ha espugnato lo stadio di Marsiglia illuminato dal solito Pippo Inzaghi” (TG1, mercoledì – cito a spanne). Naturalmente Super Pippo ha illuminato il Milan, non lo stadio di Marsiglia. Ma la memoria di quella incursione di Adriano Galliani nello stadio di Marsiglia nel ’91 mi ha fatto pensare che Pippo si sia portato da casa le lampadine di ricambio. Per prudenza.

Questo per quel che riguarda il Milan. E la Nazionale? In Nazionale “sale Grosso sulla fascia” (Radio Rai). Così non si forma il ghiaccio per terra.